La riforma Gelmini riparte tra proteste e occupazioni

Riprende oggi alla Camera la discussione della riforma universitaria targata Maria Stella Gelmini. Ampi spiragli all’approvazione del testo sono giunti nei giorni scorsi dai finiani, con la “benedizione” del persidente della Camera che ha definito il ddl della Gelmini il miglior provvedimento proposto dal governo.

Un’apertura che lascia sperare alla responsabile dell’Istruzione che la riforma possa oggi ottenere la “promozione” alla Camera, accelerando i tempi di una possibile approvazione (entro il mese di dicembre) dopo il ritorno al Senato. “Vedremo quel che accadrà domani (oggi per chi legge, ndr) – ha detto ieri Maria Stella Gelmini – ma Fini ha anticipato un voto favorevole. Mi auguro che la maggioranza, come è avvenuto al Senato, si possa allargare, perché no, anche a componenti dell’opposizione”.

Ma al di fuori dell’Aula le contestazioni al ddl non accennano a placarsi. Ieri a L’Aquila gli studenti universitari hanno dato vita a una protesta partita dall’occupazione delle facoltà del polo di Coppito per poi raggiungere il centro della città ancora distrutto dal terremoto. Qui i giovani hanno fatto irruzione nella zona rossa dove hanno animato un’assemblea tra i cumuli di macerie. La mobilitazione di studenti, docenti e ricercatori a Roma culminerà oggi in un sit-in davanti Montecitorio, dove i manifestanti attenderanno l’esito della votazione.

E occupazioni e manifestazioni si svolgeranno su e giù per lo Stivale: da Ancona a Torino, da Pisa a Palermo, da Bari a Modena, da Cosenza a Firenze. Solo per citarne alcune. “Rispetto la protesta, ma fatico a comprendere la saldatura tra gli studenti e i baroni – ha commentato ieri il ministro Gelmini – Sono impegnata in una serie di incontri con gli studenti perché ritengo che se si evita di strumentalizzare un tema come l’università e si spiega quali sono veramente i contenuti del provvedimento agli studenti – ha concluso – credo si faccia un servizio al Paese”.

Ma gli studenti non ci stanno: “Il ministro Gelmini – hanno scritto in una nota – continua a banalizzare il grande movimento di protesta del mondo della scuola, dell’università ed in generale della cultura, che in questi mesi sta facendo di tutto per fermare i tagli e chiedere vere riforme. Dopo che il ministro è arrivata a dire che il movimento difende i baroni e gli interessi costituiti si è veramente passato il segno. L’Italia – hanno continuato gli studenti universitari – rischia di essere l’unico Paese europeo nel quale varrà il principio feudatario medievale dell’eredità non solo del censo, ma anche del diritto allo studio, del lavoro e delle opportunità”.

Maria Saporito