Wikileaks: secondo Berlusconi e Ghedini un complotto della sinistra

C’è anche Silvio Berlusconi al terzo summit Unione Europea – Unione Africana: parla di ottimismo per superare la crisi, parla di un’Europa che dovrebbe concentrare i suoi aiuti all’Africa su trasporti, energia e acqua. Nel suo intervento parla anche di lotta alla speculazione sulle materie prime (in Africa “la speculazione produce fame, malattie e morte, in particolare tra i bambini”).

Poi incontra i giornalisti. E l’argomento centrale diventa Wikileaks, e ciò che la diplomatica americana Elizabeth Dibble scriveva a Washington del Premier: “incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo.” Un uomo politico distratto e stanco per le “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party”, a quelle feste “selvagge” delle quali il Premier ha detto “non so cosa siano.  Io una volta al mese do delle cene nelle mie case dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante. Le cose che vengono dette fanno male all’immagine del nostro Paese.” Sembra tornare indietro di sette mesi, quando Berlusconi, riferendosi a Gomorra e La Piovra, parlava di opere che “non ci fanno fare una bella figura (Repubblica 16 Aprile 2010). Gli autori di opere del genere andrebbero “strozzati”. Cosa dovrebbe fare, allora, il Presidente del Consiglio a gente come Julian Assange & C.? Niente. Anzi: di fronte a certe rivelazioni si dovrebbe ridere sopra e lasciare che facciano il loro corso: “Non guardo a quello che rivelano funzionari di terzo o quarto grado, rivelazioni che vengono riportate dai giornali di sinistra”.

Nemmeno la Russia era arrivata a tanto. Nel pomeriggio Vladimir Peskov, portavoce di Putin aveva dichiarato cautamente: “Prima di dare giudizi o commenti, dovremmo vedere il testo originale, se esiste. Quindi controllare la correttezza della traduzione di certe parole ed espressioni. E, solo dopo, qualcosa potrà esser detta”. In Italia, invece, la sindrome del complotto ha già scaturito il vortice di accuse e controdichiarazioni. Per Bersani le rivelazioni di Wikileaks sono un chiaro indice di come i comportamenti e le decisioni politiche di Berlusconi siano dannose per il Paese. Motivo in più per voltare pagina.

La replica alle parole del segretario democratico spettano al ministro degli Esteri Frattini: “Non credo affatto che convenga al Pd speculare”. Wikileaks vuole “distruggere il mondo”. Nella mischia degli interventi si getta anche l’avvocato del Premier Nicolò Ghedini: “Le annotazioni di fonte americana appaiono essere al più una sorta di compendio di banale gossip, già più volte riportato dalla stampa italiana”. Come a dire: Wikileaks, in preda all’improvviso desiderio di screditare l’Italia, racconterebbe di una Elizabeth Dibble, numero due dell’ambasciata americana a Roma per quattro anni, che avrebbe riportato a Washington non altro che notizie scritte in Italia dai giornali “comunisti”. Traducendo ancora: la diplomazia americana avrebbe per quattro anni informato il suo Governo, circa le attività di Silvio Berlusconi, servendosi di faziosi e falsi organi di informazione.

Sarebbe veramente un complimento non indifferente agli Stati Uniti: la più grande potenza occidentale controlla i suoi più importanti partners europei seguendo calunniose voci di corridoio.

Tant’è: alle calunnie di Wikileaks gli Stai Uniti reagiranno presto con un probabile mandato di cattura internazionale. Per l’Italia, invece, vale quello che Giuseppe Cassini scriveva Domenica sul Fatto Quotidiano: “Hitler era convinto che le sue sconfitte belliche fossero provocate dall’ebraismo internazionale, Mussolini fantasticava di trame plutocratiche, Stalin era ossessionato dai trotzkisti. Questo dovrebbe rallegrarci: sarebbe il segnale che il berlusconismo è al capolinea”.

Cristiano Marti