Carcere per chi ostacola la caccia, animalisti in rivolta

1 Dicembre. Da qualche giorno circola in rete una notizia che ha fatto saltare sulla sedia gli animalisti, perlomeno quelli che hanno tempo di restare seduti. Il DDL n. 2306 prevede  il carcere per chi si rende responsabile di atti ostativi l’attività venatoria.

In oggetto: l’introduzione dell’articolo 660-bis del codice penale, in materia di turbativa, di ostacolo ed impedimento agli atti di caccia, di pesca ed alle attività degli impianti di cattura della fauna selvatica.” Coinvolti e firmatari della suddetta proposta sarebbero esponenti della quasi totalità dei partiti di centro-destra. PdL,Fli, Lega,UdC. ( quest’ultimo chiaramente partito d’opposizione )

A tale proposito, proprio l’UdC, mediaticamente coinvolto suo malgrado nella questione, ha tenuto a precisare attraverso una nota pubblicata sulla pagina facebook di Loredana Pronio. La risposta dell’ufficio stampa, interpellato dalla stessa, spiega chein riferimento alla tua odierna ( domanda via mail della Pronio, NDA ) come vedrai il firmatario è Cuffaro (non più nostro) e Pinzger che fa parte del nostro gruppo ma è del svp (Südtiroler Volkspartei ).” Nessun esponente UdC, sarebbe quindi un sostenitore della necessità di mandare in carcere chi decidesse di render la vita difficile ai cacciatori.

“Superata in gran parte la necessità di integrazione alimentare – si legge nel DDL a firma di diversi senatori – oggi la pratica venatoria ha assunto valenze di segno diverso. Da un lato essa si connota come patrimonio culturale tramandato di padre in figlio, elemento di una tradizione legata fortemente alla terra ed ai valori della ruralità, oggi in significativa riaffermazione, sia pure provata dagli inevitabili sviluppi imposti dalla società moderna che vede una notevole parte della popolazione vivere e lavorare nelle città e nei centri urbani e metropolitani.”

A riguardo, ecco un po’ di numeri, che però pare non facciano altro che porre ulteriori  dubbi. Secondo le ultime esternazioni del Ministro Brambilla, l’88% degli italiani sarebbe contro la caccia in modo incontrovertibile. I cacciatori, parlano invece di un 55% dello stesso popolo, che sarebbe a favore, se regolamentata e sostenibile. A questo proposito però, Il WWF ha denunciato, non più di qualche giorno addietro, il possesso irregolare di armi da caccia da parte di 300.000 sedicenti cacciatori. Già, sedicenti perché violando la legge non sono chiaramente riconosciuti come tali, né ovviamente dalla stessa legge, né dalle associazioni e federazioni di settore (ovviamente se al corrente della suddetta violazione).

A prescindere dal valzer delle cifre, le polemiche anti-caccia ogni anno conquistano le luci della ribalta. Le stragi di animali, le vittime umane degli errori dei cacciatori, il non rispetto delle leggi da parte di alcuni di questi, sono tutti argomenti che puntualmente si ripropongono.

Il DDL sopracitato introduce un problema ( e una polemica) che va in controtendenza:

La gestione venatoria – si legge – ha assunto all’attualità valenza di efficace strumento di «regolazione» della fauna attraverso una serie mirata di interventi che non si estrinsecano più, come in passato, esclusivamente in azioni di prelievo di animali dall’ambiente.” Tale “gestione” sarebbe, per così dire, vittima di sabotaggi.

“La cronaca – Infatti – si è occupata di appostamenti di caccia dati alle fiamme o danneggiati gravemente da sedicenti «nuclei anticaccia» e da altre sigle variopinte, di gomme tagliate ad auto di cacciatori nonché di numerose azioni di disturbo messe in atto da individui presentatisi con sirene e campanacci sui terreni di caccia al solo scopo di ostacolare l’esercizio dell’attività venatoria da parte degli aventi diritto i quali, non sarà superfluo rammentarlo, sono cittadini italiani accomunati, oltre che dalla passione per la vita all’aria aperta, dalla primaria qualità della «incensuratezza penale».”

Secondo gli aderenti al DDL 2306, gli atti turbativi le attività venatorie o di pesca andrebbero puniti con l’arresto fino a sei mesi o un’ammenda di 1200 euro, se compiuti in solitaria, esattamente il doppio se messi in atto in gruppo. Tutte sanzioni previste dal codice penale.

Tralasciando le convinzioni di ognuno, appare criticabile l’accomunare il suonare un “campanaccio” in un bosco con il taglio delle gomme o il dar fuoco a proprietà private, azioni queste che si configurano chiaramente come reati di vandalismo e danneggiamento di proprietà privata; come tali sono perseguibili per legge, a prescindere dal fatto che vengano compiuti a danno dell’attività di caccia o meno . Se anche il “mettersi a suonare” è in grado di ostacolare significativamente la pratica venatoria, paragonare il suddetto gesto a veri e propri atti di violenza, seppur contro soli oggetti inanimati, non sembra essere una strada equa. Apparentemente, andrebbe quindi fatto un ulteriore discrimine, volendo per forza portare avanti la suddetta e già molto contrastata proposta.

A.S.