Crolli a Pompei: Daverio “Per noi impegno troppo grande. Capaci solo di adottare randagi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:09

Sui crolli di Pompei – al plurale dopo il crollo della Schola Armaturarum, di un muretto della Domus del Moralista, e oggi di altri due muri – c’è chi crede che siano dei tristi eventi dovuti al maltempo; altri, invece, minimizzano, sempre e comunque; altri ancora ritengono che dietro vi siano colpe o incapacità gestionali; alcuni, invece, strumentalizzano.

Più o meno è questo l’arcobaleno delle voci sugli eventi che stanno colpendo Pompei, che confondono l’analisi e si oppongono riducendosi alla stessa forza delle verità politiche.

Il crollo di ieri ha riacceso le polemiche e nuove voci si sono alzate. E così, mentre Il Giornale, in un articolo di Borgia, tiene bassi i toni (“E’ bastato il crollo di una piccola porzione di un muro di sessant’anni fa per scatenare il tradizionale repertorio di polemiche e accuse all’indirizzo del ministro Sandro Bondi”), il critico d’arte Philippe Daverio non usa mezzi termini e sembra schiaffeggiare con forza l’intero Stato italiano. Il suo svogo è stato raccolto da Il Mattino, nell’intervista che il critico ha rilasciato al giornalista Gigi Di Fiore.

«A questo punto, la tutela di Pompei è al di sopra delle possibilità dello Stato italiano (…) Ormai occorrono solo i caschi blu. Bisogna prendere atto che Pompei è patrimonio del mondo e quindi affidarci alle competenze di paesi stranieri, come Germania, o Francia. Per noi è un impegno troppo grande». E rincalza: «L’unica cosa che possiamo fare è adottare i cani randagi che si aggirano tra le mura». Daverio sembra dunque convinto della gravità dei dissesti avvenuti nel sito archeologico e, lontano da minimizzazioni, con la forza di chi si è dedicato tutta la vita alle bellezze dell’arte, della storia e della cultura, fa uscir fuori il suo scontento per un Italia che è stata “meno capace” dei Borboni.

Una provocazione la sua? In parte si e in parte no. Il critico ha annunciato che nel prossimo numero di Art e Dossier, la rivista che dirige, pubblicherà un vero e proprio appello al mondo perché sia salvato il nostro patrimonio artistico, che, secondo Daverio, è in gravi condizioni rispetto a molti altri monumenti e opere: per il critico questo potrebbe giungere anche a «coinvolgere la comunità internazionale che nella storia ci ha spesso depredati (…) Su Pompei nel 1944 gli americani buttarono le bombe».

Giulia Antonini

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