Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Cronaca: Ultime Notizie di Cronaca

Mario Ciancio: il padrone de La Sicilia indagato per associazione mafiosa

CONDIVIDI

A leggere i commenti di chi, non appena diffusasi la notizia, ha deciso di rendere note le proprie impressioni a caldo pubblicandole sui principali social network si potrebbe dire che quella proveniente dalla Procura di Catania è stata tutto, fuorché una sorpresa.

Parliamo dell’iscrizione nel registro degli indagati di Mario Ciancio Sanfilippo con l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma chi è Mario Ciancio e soprattutto perché saperlo indagato non ha fatto sobbalzare gli internauti?

Quello che a molti potrebbe sembrare un nome sconosciuto, per i siciliani è ben altro. Ciancio è tra gli uomini più potenti della Sicilia, una sorta di Mangiafuoco dell’informazione capace di tirare i fili di numerose testate giornalistiche e radiotelevisive. Editore e direttore de La Sicilia, possiede grosse quote anche nel Giornale di Sicilia e nella Gazzetta del Sud, mentre alcuni suoi familiari controllano la Gazzetta del Mezzogiorno. E tutto questo per rimanere nell’ambito della carta stampata.

Ma gli interessi di Mario Ciancio non si sono limitati ai mass media, l’imprenditore catanese è inserito anche nel settore edilizio, in quello agricolo e nel mondo della grande distribuzione.

Beh fino a qui nulla di nuovo sotto il sole: non sarà il primo a far la parte del leone opprimendo determinati settori economici in regime di quasi monopolio. Anzi siamo sicuri che dopo un attimo di riflessione qualche altro nome sicuramente salterà nella mente del lettore suggerito da indizi come imprenditore, monopolio, informazione.

Ciò che invece dell’attività di Ciancio è sempre stato parso poco chiaro sono fatti come certe linee editoriali tenute da giornali come La Sicilia ben disposte ad accogliere lettere provenienti direttamente dal regime del 41 bis con mittente Vincenzo Santapaola, ovvero il figlio del boss Nitto Santapaola, capo indiscusso per anni della mafia a Catania. Un modo particolare di intendere la libertà d’espressione specie se si trasforma un giornale in una sorta di espositore pubblicitario senza nessuna operazione di mediazione critica del contenuto della lettera.

Ma ad interessare la Procura di Catania è stata anche una nuova lettura di vecchi documenti processuali che vedevano la figura di Ciancio vicina alle vicende che avevano riguardato direttamente esponenti delle cosche locali, come quel Pippo Ercolano che furioso di rabbia per un articolo comparso su La Sicilia che lo definiva addirittura mafioso, avrebbe preteso una dura reprimenda da parte di Ciancio nei confronti dello scellerato redattore.

Tutto ciò confermato dal racconto del pentito Angelo Siino. A tal proposito, Siino aggiunge che la sfuriata di Ercolano non piacque ai quadri della mafia catanese, poiché «Ciancio era un uomo a disposizione» e in quanto tale non era stato per niente carino, piombare in redazione in quel modo così burrascoso minacciando a destra e manca. Non sono cose da fare, neanche si fosse mafiosi.

Ma il buon nome di Ciancio è entrato nell’occhio del ciclone già anni fa quando dalle pagine del suo giornale iniziò un’invettiva a puntate per screditare il pentito Maurizio Avola, reo confesso dell’omicidio di quel Pippo Fava che con il suo lavoro di giornalista e saggista aveva scelto di guardare in faccia il male di Catania, dando il nome alle cose. Ma all’epoca, in una sorta di embrionale “metodo Boffo”, con gli articoli a firma di Tony Zermo La Sicilia cercò in tutti i modi di far passare l’idea che alle origini dell’omicidio Fava, avvenuto il 5 gennaio 1984, vi erano fatti privati, donne e passioni. Piccoli Feltri crescevano.

Oggi sappiamo che quell’omicidio fu commesso su ordine di Nitto Santapaola e della mafia catanese.

Tornando ai tempi recenti, Mario Ciancio Sanfilippo è stato citato all’interno della trasmissione Report del 15 marzo 2009. Nell’inchiesta firmata da Sigfrido Ranucci, si cercò di fare luce sulle vicende che riguardavano la costruzione di un centro commerciale nei pressi dell’aeroporto di Catania, su un terreno di proprietà della famiglia Ciancio che, dopo opportuna variante al piano regolatore della città, avrebbe costituito una allettante opportunità economica. Intorno al progetto, però, con ruoli ambigui e diversi, ruotavano anche personaggi poco raccomandabili in orbita mafiosa.

Ciancio all’epoca rispose con una puntuale querela con annessa richiesta di dieci milioni di euro per i danni subiti. Oggi invece si riparla di lui in quanto sospettato di avere rapporti con le cosche. E dalle colonne del proprio quotidiano, lui ritorna a minacciare nuove querele.

Che dire: imprenditore, informazione, relazioni con la mafia. Non so perché ma anche quest’associazione libera non mi è nuova.

Simone Olivelli