Omicidio Sandri: chiesti 14 anni per Spaccarotella

Il processo d’Appello per la morte di Gabriele Sandri, ultrà laziale ucciso nel 2007 da un colpo di pistola, è iniziato stamattina. Nella sentenza di primo grado l’agente di polizia Luigi Spaccarotella venne condannato, era il luglio del 2009, a sei anni di reclusione per l’accusa di omicidio colposo. Fu proprio il poliziotto a sparare a Sandri attraverso le corsie dell’A1, in località Badia al Pino (Arezzo).

Ma 6 anni sono sembrati pochi sia alla famiglia che al procuratore generale Aldo Giubilaro, che si è presentato in aula chiedendo che la pena sia alzata a 14 anni. Per Giubilaro il reato di Spaccarotella – stamane assente – è quello di omicidio volontario con dolo eventuale e con le attenuanti generiche.

Il fratello di Gabriele, Cristiano Sandri, afferma di aspettarsi “che venga ristabilita la verità dei fatti: non omicidio colposo, ma volontario”. “Riconoscere il dolo eventuale”, ha poi aggiunto, “non è facile, ma secondo noi e secondo la procura l’omicidio di mio fratello è un caso di scuola di omicidio volontario con dolo eventuale”. Un cambiamento di prospettiva che porterebbe di conseguenza ad un inasprimento della pena.

L’avvocato Federico Bagattini, difensore di Spaccarotella, non la pensa così. “Crediamo che la sentenza di primo grado”, sostiene il legale, “abbia costituito il punto fermo per l’esclusione dell’omicidio volontario e vogliamo andare avanti sotto il profilo della riduzione della pena, valorizzando la deviazione del proiettile a causa della recinzione metallica”. La difesa continua a sostenere che il colpo partito dalla pistola di Spaccarotella sia stato deviato lungo il suo tragitto. Ciò, secondo l’avvocato, “certifica la non volontarietà dell’atto e addirittura l’incidentalità non solo della morte ma anche dell’atto, dello sparo”.

Secondo alcune fonti, la sentenza potrebbe essere emessa già nel pomeriggio.

Gianluca Bartalucci