Punto di non ritorno

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dai territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge. (Articolo 16 della Costituzione Italiana).

La Costituzione Italiana, un documento tanto bello e completo quanto sconosciuto e calpestato dalle nostre istituzioni. Ne sanno qualcosa i frequentatori degli stadi che ogni domenica sono costretti a sottostare a inutili, frustranti e grottesche vessazioni imposte ufficilamente per ordine pubblico ma ufficiosamente per mandare avanti quel laboratorio sociale chiamato stadio.

Prendiamo ad esempio quanto successo domenica scorsa ai tifosi Genoani che, non essendo in possesso della famigerata Tessera del Tifoso, avevano deciso di raggiungere comunque Brescia dove il Grifone era impegnato per incoraggiare, almeno da fuori lo stadio, i propri idoli. Una volta arrivati nella stazione del capoluogo lombardo vengono fermati dalla polizia e condotti in Questura, dove avviene l’identificazione senza ragione alcuna. Dopodichè vengono di nuovo riportati in stazione e costretti a riprendere la via per Genova. Tutto questo non sarebbe mai possibile in uno stato di diritto.

Nonostante nessuno dei principali media abbia fatto minimamente cenno a quanto accaduto c’è da sottolineare come episodi simili a questo avvengano praticamente ogni domenica ormai. E’ successo ai tifosi del Cesena che qualche settimana fa a Firenze si sono prima visti negare l’accesso al Franchi pur essendo muniti di regolare biglietto con minacce di improbabili Daspo e denunce (c’era un divieto di vendita ai residenti in Emilia-Romagna non tesserati, ma non di acquisto!) e poi dopo aver seguito la partita in un pub del centro storico fiorentino ed essere usciti cantando per la loro squadra del cuore (senza quindi compiere nessun atto violento o intimidatorio) sono stati identificati e condotti coattivamente ai propri mezzi di trasporto.

E questi sono solo due esempi di quello che succede in Italia ogni qualvolta si disputano incontri di calcio, si potrebbe continuare per talmente tanto tempo da avere materiale sufficiente a scrivere un romanzo. La Tessera del Tifoso non funziona, questo ormai lo hanno capito anche i più ottimisti, e probabilmente lo ha capito anche l’integerrimo ministro Maroni. Assistiamo sempre di più a scaramucce all’interno degli stadi (cosa che ormai non avveniva da più di un decennio con questa frequenza) causate dalla vicinanza tra tifosi di casa e tifosi ospiti non tesserati. Si applicano divieti e limitazioni degne del miglior stato di polizia. Mi venga perdonata l’insistenza ma esiste sempre quel documento, la Costituzione, che stabilisce l’uguaglianza tra tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza e religione, ma allora perchè nel derby capitolino dello scorso Ottobre l’accesso ad un determinato settore (la Tribuna Tevere) era limitato ai possessori della Tessera, alle donne, agli anziani ed ai minorenni? Non è forse questa discriminazione? Oppure perchè si può decidere che in un luogo pubblico come lo stadio possano accedere solo gli abitanti della Lombardia piuttosto che quelli della Campania o della Valle d’Aosta? Non è forse questa discriminazione?

Ed intanto però si continua ad andare avanti così, con stadi vuoti e grigi e tifosi insoddisfatti. E la violenza non viene di certo fermata da un bancomat emesso dalla Questura con la collaborazione (ed il profitto) degli istituti di credito. Questa è l’Italia del 2010, dove è in atto una sorta di guerra contro qualsiasi movimento che aggreghi o porti ad usare la propria testa.

La scena più brutta l’ho vista in Piazza Duomo a Milano il giorno di Inter-Twente quando la polizia ha sequestrato una miriade di palloni ai tifosi olandesi che si stavano beatamente divertendo emulando i propri beniamini nella. Quando si vuol vietare il divertimento e la passione si rischia l’effetto boomerang, è meglio avere tifosi contenti e felici o tifosi stressati, irritati ed insoddisfatti?. Del resto i romani lo avevano ben capito: Panem et circense.

Simone Meloni