Palestina, fallimento Usa su moratoria: nuovi insediamenti ebrei in Cisgiordania

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:31

Sono ufficialmente fallite le trattative per estendere la moratoria in Cisgiordania. Ne dà notizia l’amministrazione americana, garante nei colloqui di pace tra Palestina e Israele. Forte rammarico per l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), grido di esultanza invece per Netanyahu che presto approverà un nuovo piano edilizio per gli insediamenti ebrei in Cisgiordania.

L’unica condizione imposta dai palestinesi per la riapertura dei colloqui di pace non sarà soddisfatta. Non ci sarà nessuna moratoria sugli insediamenti, né a Gerusalemme Est né in Cisgiordania, territori giustamente dell’Anp occupati dagli israeliani. I coloni costruiranno quindi nuove abitazioni, sancendo di fatto l’addio ai negoziati tra le due eterne rivali. Gli Usa avevano mediato tra le parti in causa, inaugurando il tavolo per i dialoghi diretti tra i due Stati. Tuttavia, il loro sforzo si è concluso con un pesante insuccesso.

Saeb Erekat, responsabile dei negoziati, ha mestamente ammesso che “Israele ha preferito gli insediamenti alla pace”.  Abu Mazen, presidente dell’Anp, ha accusato gli israeliani di non volere la pace. In risposta alle accuse, le autorità israeliane hanno approvato stamane il nuovo piano coloniale che consentirà l’edificazione di 625 unità abitative per l’ampliamento dell’insediamento di Pisgat Ze’ev, a Gerusalemme Est. La comunità internazionale ha espressamente condannato la decisione di Israele. In particolare, Michèle Alliot-Marie, ministro degli Esteri francese, ha espresso tutto il suo dispiacere per l’evolversi della vicenda in Medio Oriente.

Quali sono i motivi della disputa? Facciamo un passo indietro. Nel 1967 Israele vinse il terzo conflitto arabo-israeliano, denominato anche “Guerra dei sei giorni”, conquistando alcuni territori palestinesi, quali la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Tuttavia, tali spazi appartengono alla Palestina, come sancito dal piano di spartizione realizzato dall’Onu nel 1947. Perciò, questi territori palestinesi non possono essere né contestati né rivendicati, ma sono semplicemente illegalmente occupati dagli ebrei. Lo status di “occupazione perpetua belligerante” imposto da Israele negli ultimi 43 anni non esiste nel diritto internazionale e quindi non può essere approvata. Il rifiuto della comunità internazionale, Stati Uniti compresi, si concretizza nel rinnegare Gerusalemme Ovest come capitale di Israele, ed è avvalorata dal mantenimento di tutte le ambasciate accreditate in Israele a Tel Aviv. Durante le trattative di pace, la Palestina aveva espressamente chiesto la distruzione, o almeno il blocco, delle costruzioni nei territori occupati. Tuttavia, Israele ha sempre rifiutato questa imposizione.

Una panoramica decisamente complessa. Il processo di pace sarebbe l’unica soluzione per dividere israeliani e palestinesi in due stati differenti. Nella situazione attuale, lo scenario che si avvicina è di unire due popoli in un unico Stato, con tutti i problemi, le lotte e i dubbi che ne conseguirebbero.

Emanuele Ballacci

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