SBK, pagelle: Haga smarrisce il suo talento

Aveva combattuto come un leone nel 2009. La difficile scelta di abbandonare l’amata Yamaha per salire sulla moto dei Borgo Panigale pareva essere l’unica soluzione per vincere quell’agognato titolo mondiale. Solo un campione del calibro di Ben Spies era riuscito a fermare questa coppia fortissima, rinviando il tutto alla stagione 2010. Eppure qualcosa è andato storto, anzi, quasi tutto. Un Haga lontano dai livelli cui ci aveva abituato, una Ducati scorbutica e ribelle, un matrimonio terminato nei peggiori dei modi. La stagione forse più buia del campione giapponese.

Ricerca nella messa a punto

Noriyuki Haga è il veterano della Superbike. Decenni spesi a gareggiare e combattere nel massimo campionato delle derivate di serie, insieme ai piloti che faranno la storia di questo sport e vivendo ere differenti con moti differenti. Una enorme esperienza, una vita passata su queste moto che ha reso Haga uno dei piloti più preparati nella messa a punto. La Ducati, orfana di Troy Bayliss, aveva puntato molto su di lui e pareva che tutto stava funzionando per il meglio.Una prima stagione passata da protagonista con tutte le premesse di divenire il nuovo campione del mondo nel 2010. Ed invece in poche gare questo sogno è crollato. Per tutta la stagione Nory è parso stanco ,non concentrato ed avvilito dalle inedite difficoltà della moto. Invece che capire il perchè di questi problemi ha preferito lasciar correre, penalizzando non solo lui ma anche la squadra che improvvisamente si è ritrovata senza una guida. Prove libere passate costantemente nelle retrovie, la pessima copia di quel pilota che noi tutti conoscevamo.

Comportamento in qualifica

Una messa a punto tragica e perennemente sbagliata, una prestazione in qualifica decisamente sotto le aspettative. La maggior parte delle volte è mancata la qualificazione all’ultima manche, battuto da piloti decisamente più lenti ed addirittura anche dal compagno di squadra Fabrizio, che nonostante le difficoltà cercava di spremere al massimo il suo mezzo. Haga invece non ha mai voluto provarci sino all’ultimo, bensì quando capiva che la sua Ducati non rispondeva vigile ai comandi, gettava prima del tempo la spugna, sempre sconsolato e mai pienamente convinto dei propri mezzi. Anche negli anni passata aveva vissuto momenti difficili, ma ad ogni caduta era più forte di prima, mai domo e pronto a dare il 100%. Questa volta invece vi sono stati dei dubbi interiori che lo hanno portato in un vicolo ceco e buio, senza più nessun motivo per rialzarsi.

Comportamento in gara

L’unico momento che abbiamo rivisto il Noriyuki Haga veloce e spettacolare è stato in gara. Per tutta la stagione ha alternato prestazione opache a rimonte inaspettate. Partendo sempre indietro ha dovuto faticare non poco per guadagnare almeno qualche prezioso punto iridato, ma l’adrenalina della corsa e una ritrovata forza davano una spinta in più al giapponese, capace di guidare sopra i problemi della Ducati e registrando performance da vero campione. I successi in Spagna e Germania ne sono l’esempio, ma anche i podi di Australia, Stati Uniti e Monza sono arrivati dopo una rimonta scandita da sorpassi e giri veloci. Peccato che capitavano anche week-end davvero negativi, terminati in fondo e lontano dai migliori. Il problema vero non è stato mai risolto, e non bastano certo qualche podio per ritrovare la perfetta forma agonistica e mentale.

Pressione psicologica

E forse è stato questo il fattore che ha innescato il tutto. Per la prima volta Haga si presentava all’inizio della stagione come il candidato più forte al titolo. Non più lo sfidante, bensì quello che doveva confermare le prestazioni, vincere e prendersi un titolo che molti già lo vedevano fra le sua mani. Una grande pressione che non è riuscito a reggere. Inoltre, la Ducati ha iniziato a soffrire di problemi di set-up, risultando ribelle e difficile da capire. Piccoli fattori che hanno portato a questa grave crisi. Il giapponese ha più volte pensato di ritirarsi durante la stagione, affranto dagli scarsi risultati e incapace di trovare motivazione per continuare a combattere. Un brutto momento che ha contraddistinto il suo 2010. Solo il ritiro della Ducati e l’approdo ad un’altra scuderia (la Aprilia) lo hanno convinto a ritentare, a cercare nuovi obbiettivi evitando un triste abbandono. Ma se Haga non tornerà quel pilota sincero e sorridente, difficile vedere per lui un futuro roseo.

VOTO

Una stagione decisamente negativa. Pochi risultati utili e tanti rimpianti. Un team costretto a sfaldarsi ed un pilota confuso e dubbioso. Il capitolo Ducati si è chiuso così, ben distante dai sogni di gloria che si pensava ad inizio 2009. Ora il sogno di vincere un titolo mondiale è tornato lontano, quasi utopico. Gli imperativi sono ben altri. Ritrovare fiducia in sé, serenità ed un box amico e sopratutto capace di darli un mezzo veloce. Le basi per la costruzione di una nuova realtà. Il voto quindi è un 4, visto che non è mai stato capace di trovare, assieme gli uomini di Borgo Panigale, la soluzione a tutti i problemi sofferti, bensì si è clamorosamente arreso. In tanti rivogliono vedere il vecchio “NitroNori” solcare le piste ed infiammare le gare, lui compreso. L’obbiettivo per la prossima stagione è già prefissato, fallire nuovamente equivarrà a dare l’addio al mondo delle corse.

Riccardo Cangini