Berlusconi va avanti, ma adesso Bossi è preoccupato

Ancora una volta a fare la differenza saranno i numeri. Se quelli anticipati ieri dal finiano Italo Bocchino venissero confermati, ci sarebbe da  pensare che il governo Berlusconi stia per incamminarsi verso la sua ultima settimana di vita. In calce alla mozione di sfiducia comune – ufficializzata ieri a chiusura dell’incontro tra Fini, Casini e Rutelli (c’erano anche Raffale Lombardo dell’Mpa, Italo Tanoni dei Libdem e Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti del gruppo misto) – ci sarebbero infatti un numero di firme che, aggiunte a quelle del Pd e dell’Idv, raggiungerebbero quota 317. Cifra sufficiente a superare i 309 voti di coloro che alla Camera sarebbero invece pronti a riconfermare la fiducia al premier.

La lotta dei numeri, insomma, avrebbe già decretato i vincitori. Salvo sorprese dell’ultima ora. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, appena uscito dal vertice con Casini e Rutelli, ha convocato i suoi per consegnare il quadro della situazione: “Le firme – ha detto – dimostrano che la fiducia alla Camera non c’è. Spero che con questo documento non si arrivi al 14. Quanto alla possibilità di elezioni anticipate, ragionevolmente le escludo. Anche per la crisi economica”.

La speranza di Fini (e non solo la sua) è che Berlusconi si convinca a fare un passo indietro prima del 14 dicembre. Che il premier – confortato dai buoni consigli dei suoi più fidi collaboratori – riesca a comprendere di dover salire al Colle al più presto per rassegnare le dimissioni, lasciando al presidente Napolitano la responsabilità di scegliere il nuovo scenario da allestire. Una speranza che pare destinata a rimanere inevasa, dal momento che, fino a ieri sera, il presidente del Consiglio (che dal Kazakhistan ha raggiunto la Russia per un incontro bilaterale) ha ribadito ai suoi l’intenzione di rimanere in sella. Di più: “Sono convinto – ha scandito ieri Berlusconi – che sia da irresponsabili non mantenere la stabilità in Italia. In questa condizione continuo a lavorare nell’interesse del Paese”.

Ma a vacillare sulla “bontà” della sua decisione sarebbero adesso anche persone a lui vicine. A partire dall’alleato di ferro, Umberto Bossi. Il Senatur, appresi i numeri che pronosticherebbero l’imminente caduta del governo, sarebbe andato in escandescenze e avrebbe anticipato l’intenzione di confrontarsi in modo muscolare col premier. “Dove sono i 320 di cui si diceva certo? – avrebbe detto ai suoi – Adesso deve chiarire, chi sono questi di Fli disposti ancora a votargli la fiducia? Proverò a farlo ragionare: avevamo ragione noi, bisogna sedersi al tavolo e trattare con Fini“.

Non solo, a confortare la tesi secondo la quale sarebbe più conveniente per il premier fare un passo indietro, ci sarebbe anche l’amico di sempre, Fedele Confalonieri, che avrebbe tentato di persuadere il presidente del Consiglio a scendere dalla nave prima che questa si inabissi. Il presidente di Mediaset si sarebbe fatto portavoce delle preoccupazioni degli stessi figli del Cavaliere che temono che il tracollo politico dell’ingombrante papà possa tradursi in un tracollo aziendale. Da qui l’invito a fare un passo indietro, per il bene del Paese e della famiglia.

Maria Saporito