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Bersani e Di Pietro: idee diverse per il post Berlusconi

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La notizia che i rutelianni, i finiani e i casiniani hanno deciso di unire le forze per siglare una mozione di sfiducia comune al governo Berlusconi ha ringalluzzito Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd è certo che l’esecutivo cadrà e che si potrà avviare una nuova fase politica. “Ormai è chiaro – ha commentato ieri Bersani – ci sono le condizioni perché la crisi politica del governo Berlusconi, che da mesi e mesi segnaliamo, abbia finalmente una formalizzazione parlamentare“.

“Davvero a questo punto – ha aggiunto il leader dei democratici – non si capirebbero più tatticismi, titubanze e diplomazie. Ci vuole invece determinazione in tutte le forze politiche che vedono con chiarezza l’emergenza italiana. Davanti ai gravi problemi che ha il Paese – ha continuato Bersani – abbiamo già perso troppo tempo; dobbiamo uscire dall’instabilità e dalla paralisi e fare i primi passi sulla strada nuova”.

E che la strada nuova auspicata dal segretario del Pd sia quella che conduce a un governo di responsabilità nazionale (senza passare dalle urne) è faccenda nota a tutti. Ma che non convince ad esempio Antonio Di Pietro, da sempre restio a “benedire” intese di largo respiro, giustificate dalla caduta del governo Berlusconi. “L’Italia dei Valori – ha detto l’ex pm ad “Affaritaliani” – ribadisce che il 14 dicembre, che ci sia o non ci sia la fiducia, ci sarà comunque una maggioranza ballerina di un voto di qua piuttosto che di là. E, molto probabilmente – ha insistito – ci sarà una fiducia a Berlusconi al Senato e una sfiducia alla Camera“.

“Questo rende impossibile – ha notato il leader dell’Idv – qualsiasi soluzione governativa che possa permettere di governare nell’interesse del Paese. Si tratterebbe di un esecutivo che potrà soltanto vivacchiare senza poter fare alcunché, in quanto appunto non potrà avere a disposizione una maggioranza adeguata. L’unica cosa che potrà fare, ma gli basteranno tre mesi, è una riforma della legge elettorale. Ma credo comunque – ha precisato Di Pietro – che entro la primavera del prossimo anno si debba andare al voto“.

L’ex togato non ha dubbi ed esclude la possibilità di intrecciare disinvolte intese: “Bisogna pensare al futuro del Paese in modo chiaro e senza compromessi – ha rimarcato – e soprattutto senza sotterfugi, quindi con un programma condiviso. E l’unico programma che può condividere il centrosinistra – ha concluso – è all’interno del triangolo composto da Partito Democratico, Idv e Sinistra Ecologia Libertà“. Se Bersani apre, insomma, Di Pietro chiude.

Maria Saporito