Dalla tv alla politica, ecco il Mentana-pensiero

Enrico Mentana è uno dei giornalisti più famosi della tv italiana. Soprannominato “mitraglietta” per la sua capacità di sparare notizie a velocità sostenuta, l’ex direttore del Tg5 è adesso al timone dell’astro nascente dell’informazione nazionale: il Tg de La7, con il quale sta rosicchiando punti di share importanti, rubando la scena ai telegiornali più blasonati della Rai e di Mediaset. Interpellato da “Corriere Tv“, l’ex conduttore di “Matrix” ha fornito la sua istantanea del Paese.

“Io – ha spiegato Mentana – ho tentato di fare un telegiornale che raccogliesse quello che era la necessità o il desiderio inespresso di molti telespettatori, di avere un telegiornale che fosse tradizionale ma anche innovativo. Tradizionale nel fatto di dare tutte le notizie, innovativo nel fatto di darle con un ruolo del conduttore un po’ da cantastorie, da accompagnatore e da divulgatore”. Una miscela che, secondo il giornalista, ha permesso di incrociare l’alto gradimento di molte persone insensibili al “fascino” dei notiziari più navigati.

“Ho stima dei direttori degli altri telegiornali – ha continuato Mentana – e conosco il fair play. So cosa vuol dire tra l’altro fare il direttore del Tg1 o del Tg5. Se non ci nascondiamo dietro un dito quando comanda Berlusconi il direttore del Tg1 è berlusconiano e quando comandano gli altri è antiberlusconiano. Quella è logica della Rai, nella quale non saprei mai più rientrare, ma – ha insistito il direttore – è una logica che tutti conoscono e chi fa finta di accorgersene solo dopo ogni elezione è ipocrita”.

Delle accuse mosse al programma di Fazio e Saviano, che non hanno acconsentito alla “replica” dei comitati pro-life dopo gli interventi di Mina Welby e Peppino Englaro: “Se tu fai un programma autoriale – ha spiegato l’ex conduttore di “Matrix” – sfuggi alla logica del bilancino, della par condicio o della pari dignità. Il programma della Dandini, il programma di Fazio ‘Che tempo che fa’ hanno una loro forza proprio nel fatto di non essere equanimi. Ben venga che i programmi abbiano una loro colorazione e anche una loro faziosità – ha aggiunto il giornalista – purché questa non venga negata. Quello che non mi piace è che qualcuno voglia fare una televisione partecipata dal punto di vista di un’idea politica e culturale e poi lo neghi”.

Dalla tv alla politica il passo è breve. “Del declino di Berlusconi – ha detto – ho sentito parlare tante volte, dicevano che era malato già 12 anni fa ed è ancora lì. Berlusconi prima o poi se ne andrà, lascerà come tutti, ma la cosa vera è che non si può predire il tramonto di Berlusconi. Si può pensare che perda e se ne vada – ha notato – solo che ha perso 2 volte e poi è tornato. La politica può sopprimere a volte con le votazioni le individualità, però se Berlusconi ha costruito un centrodestra che a lui fa riferimento, la cosa più difficile – ha rimarcato Mentana – è pensare che poi non torni”.

Diverso il ragionamento per l’opposizione: “Il centrosinistra – ha osservato il direttore del Tg7 – ha avuto dei leader forti per una porzione del loro tragitto: D’Alema, Veltroni. Loro sono ancora lì effettivamente, ma pochi penserebbero a un loro ritorno in un ruolo di supremazia e la cosa più drammatica è che nessuno lo pensa di Bersani. Incontri i suoi stessi dirigenti di partito – ha aggiunto il giornalista – e ti fanno capire che loro stessi non pensano neanche come ipotesi di scuola che possa essere lui il candidato premier con qualche speranza di riuscire ad arrivare a palazzo Chigi”. Una situazione che, nell’analisi di Mentana, denuncia la mancanza di un leader moderato, capace di attrarre ampi consensi, e al tempo stesso attrattivo. Un leader capace di sconfiggere il Cavaliere con armi differenti dalle sue.

Maria Saporito