Disoccupazione alle stelle negli Usa e crescita record dai tempi della riunificazione per il Pil tedesco

Nonostante l’indice dei servizi elaborato dall’Institute for Supply Management (Ism) sia salito a novembre a 55 da 54,3 del mese precedente, ai massimi dallo scorso maggio e leggermente sopra le previsioni stimate a 54,8, gli Stati Uniti restano imbrigliati in una crisi dalla quale pare davvero arduo uscire.

Nel mese scorso la disoccupazione è arrivata al 9,8%, un record da aprile di quest’anno.

Washington ha definito tale dato “inaccetabilmente alto” e sintomo della necessità di procedere ad un taglio delle tasse alla classe media e all’estensione dell’assicurazione sulla disoccupazione.

In Europa, intanto, la locomotiva tedesca continua a trainare il vecchio continente oltre ogni più rosea aspettativa.

E con la crisi dell’euro aumenta il divario tra la competitività e la reattività della Germania e delle economie continentali più integrate ad essa e l’Europa meridionale.

Non a caso, sembrano delinearsi sempre più due aree economiche e finanziarie ben distinte, con Austria, Olanda, Polonia, Scandinavia, Repubblica Ceca e parte della Francia da una parte e i Paesi meridionali, tutti afflitti da crescita debole e debiti altissimi, dall’altra.

Dai dati resi dalla Bundesbank, il Prodotto interno lordo della Germania nell’anno in corso registrerà un tasso di crescita del 3,6%, il valore più forte dai tempi della riunificazione, avvenuta venti anni fa, cosa che ha costretto l’istituto centrale a rivedere al rialzo le previsioni economiche.

La banca centrale tedesca, ancora, ha stimato anche un rallentamento nei due anni successivi a causa delle incertezze sull’economia europea e mondiale, con una crescita del prodotto interno lordo del 2% nel prossimo anno e dell’1,5% nel 2012.

Valori comunque con il segno positivo, cosa che per i Paesi mediterranei, Italia compresa, attualmente sembra impensabile pronosticare.

Sempre oggi, Standard & Poor’s ha “messo sotto osservazione con implicazioni negative” i principali istituti di credito portoghesi (Banco Espirito Santo, Banco Commercial Portugues e Banco Bpi) e per il paese lusitano è previsto un 2011 di forte recessione, soprattutto con l’applicazione del piano di austerity varato da Lisbona.

Marco Notari