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Editoria, Agcom a Governo: “Niente quotidiani agli editori Tv”

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Impedire che possano crearsi incroci tra stampa e tv anche oltre la scadenza del 31 dicembre 2010. Questa la segnalazione fatta al governo dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò.

Se vogliamo tutelare il “pluralismo dell’informazione”, sottolinea il Garante, bisogna impedire alle grandi televisioni di comprare giornali quotidiani.

Ad allarmare l’Autorità è il fatto che a partire dal primo gennaio del 2011, i colossi della tv (ad esempio, Mediaset o Telecom) potranno acquistare, senza alcun divieto o restrizione, un grande quotidiano. Quel giorno, decadrà infatti il divieto all’acquisto che la Legge Gasparri ha imposto nel 2004.

Il divieto, ricordano dall’Agcom, riguarda i soggetti che esercitano l’attività tv in ambito nazionale attraverso più di una rete e prevede non possano acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani, né partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani. Una norma inizialmente prevista nella legge Mammì del ’90 e successivamente riformulata nella legge Gasparri del 2004, dove si prevede che gli stessi soggetti “non possano, prima del 31 dicembre 2010, acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani”. Una norma confluita infine nel Testo unico della Tv del 2005 e “concepita dal legislatore a tutela del pluralismo dei mezzi di comunicazione e informazione, sulla base delle indicazioni date dalla Corte costituzionale“. In quest’ottica, sottolinea Calabrò, la scadenza del 31 dicembre “risulta di particolare rilevanza ai fini del pluralismo, in considerazione del fatto che la televisione risulta il mezzo principale di informazione, seguita dai quotidiani, che rappresentano la seconda fonte di informazione in Italia”. Dunque “si segnala” al Governo “l’opportunità di un intervento legislativo al fine di mantenere in vigore il divieto oltre la scadenza legislativamente prevista”.

In gioco, spiegano dall’Agcom, c’è la “protezione della concorrenza e del pluralismo”, quel principio per cui l’Unione Europea autorizza gli Stati nazionali a confermare regole speciali (come quella italiana). Il Garante fa riferimento agli altri Paesi, dove restano in piedi grossi divieti alle “partecipazioni incrociate”: questo, allo scopo di prevenire “eccessive concentrazioni”. Anche l’Italia farebbe bene a conservare quella barriera  –  è il monito di Calabrò – “in considerazione del fatto che la televisione è il mezzo principale di informazione”.

Soddisfatto dell’avvertimento del Garante è l’ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni (Pd), il quale ricorda che il divieto venne introdotto, nel 2004, grazie ad un emendamento alla Legge Gasparri a firma congiunta centrosinistra-Udc. E proprio il partito di Casini, per bocca del deputato Roberto Rao, consiglia ora all’esecutivo di approfittare del decreto “mille proroghe” (che passerà in Parlamento anche in caso di crisi) per confermare il divieto.
Da Calabrò giunge un’ultima segnalazione, forse ancora più rilevante. Il Garante punta il dito contro il “sostegno privilegiato” che una testata giornalistica può assicurare (e in Italia è così) al presidente del Consiglio Berlusconi in ragione del fatto che il premier stesso ne sia proprietario. Calabrò fa notare che che la legge vieta espressamente il “sostegno privilegiato” quando questo è attuato da emittenti televisive, mentre non fa alcun riferimento alla cara stampata. Un vuoto legislativo, questo, che andrebbe immediatamente riempito.

Raffaele Emiliano