Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Ultime notizie di Economia

Mirafiori: salta l’intesa tra Fiat e sindacati

CONDIVIDI

Si è conclusa con un nulla di fatto la trattativa ristretta tra Fiat e sindacati sul piano di rilancio dell’azienda a Mirafiori. Variegata la posizione dei rappresentanti dei lavoratori: mentre il Fismic e l’Ugl hanno confermato la propria disponbilità a sottoscrivere l’intesa, la Fiom si è detta nettamente contraria. Tra le due opposte vedute Fim e Uil, che si sono invece riservate una decisione.

Da parte sua, il Lingotto – stando a quanto riferito dalle stesse fonti sindacali – avrebbe sottolineato che “non accetta riserve” e si è ritirata dal tavolo delle trattative per riferire all’ad Sergio Marchionne sull’esito del tavolo prendendo atto che “non esistono le condizioni per raggiungere un’intesa sul piano di rilancio dello stabilimento”.

“L’azienda ha fatto un passo indietro perché ha tolto ogni riferimento al contratto nazionale dei metalmeccanici”, aveva in precedenza dichiarato il responsabile auto della Fim, Bruno Vitali, aggiungendo tuttavia che “le posizioni si sono irrigidite”. “Ci siamo riservati per quanto riguarda il contratto nazionale che noi crediamo vada applicato anche nella joint venture per Mirafiori”, ha spiegato Vitali a commento della decisione, assunta assieme alla Uil, di non sottoscrivere al momento l’intesa. “Ora siamo sul filo del rasoio ma anche Fiat lo è perché la partita è troppo importante per farla sfuggire in questo modo. Noi faremo le valutazioni al nostro interno ma anche la Fiat deve pensarci bene”, ha concluso il responsabile auto della Federazione Italiana Metalmeccanici Cisl.

Di diversa opinione Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic che ha sottoscritto l’intesa con Fiat. “Fim e Uilm si sono assunte una responsabilità gravissima che contraddice il percorso fatto da Pomigliano in avanti”, ha affermato Di Maulo. “E’ una responsabilità – ha concluso – che si devono assumere nei confronti dei lavoratori che non hanno più un piano industriale che prometteva investimenti”.

“L’esigenza priopritaria – ha commentato invece il segretario torinese della Fiom, Federico Bellono – è che ora le organizzazioni sindacali convochino unitariamente le assemblee dei lavoratori”. Il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto di considerare il confronto solo sospeso: “Non vengono certo da noi gli ostacoli e le difficoltà a concludere positivamente la trattativa”. Per Maurizio Landini, segretario nazionale Fiom, “si conferma che il modello Pomigliano, proposto anche per lo stabilimento di Mirafiori, punta a superare il contratto nazionale, a cancellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e ad affermare in Italia un modello aziendalistico e neocorporativo”.

Un appello alla responsabilità delle parti è giunto dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: “L’investimento ipotizzato da Fiat per lo stabilimento di Mirafiori  – ha detto Sacconi – è talmente importante per il futuro dei lavoratori, del territorio, dell’intero gruppo e dell’economia italiana da meritare la ripresa del dialogo tra le parti”. A Sacconi fa eco Cesare Damiano, capogruppo Pd alla commissione lavoro della Camera: “La trattativa Fiat va ripresa – ha dichiarato l’esponente democratico – La posta in gioco è troppo importante per fermarsi di fronte ai primi inevitabili scogli”.

Più aspro è stato il giudizio di Susanna Camusso, nuovo segretario generale della Cgil: “Aspettiamo, ma credo che a questo punto il tema vada rovesciato: non è più la Fiom che non firma gli accordi ma è la Fiat che non riconosce più il contratto nazionale e vuole uscire da Confindustria. Confindustria e Federmeccanica – ha aggiunto la donna al vertice del più grosso sindacato italiano – hanno inseguito le volontà della Fiat, con le deroghe al contratto, fin dove sono disposte ad arrivare in ragione del fatto che ogni volta la Fiat sposta l’asticella sempre più in alto? Vorremo, inoltre, conoscere le opinioni di Cisl e Uil, sul rapporto che intercorre tra un grande gruppo industriale e il contratto nazionale”, ha concluso la Camusso.

Raffaele Emiliano