NASA e Science confermano: gli alieni sono sulla Terra

Dunque ET esiste, ma non viene dallo spazio. Gli alieni, gli extraterrestri sono tra noi, sono sulla Terra. Il nostro ET è un batterio, denominato con la sigla GFAJ-1. Le ipotesi del nostro precedente articolo e le indiscrezioni del 1 dicembre hanno quindi trovato conferma.

Come dichiarato dalla Nasa nella conferenza stampa delle ore 14 (le 20 in Italia) e parallelamente alla pubblicazione della notizia sulla rivista scientifica Science Express, il batterio alieno è stato scoperto in uno degli ambienti più inospitali della Terra, in fondo al Mono Lake, nel Parco Nazionale di Yosemite, in California, una lago ricco di arsenico.

Il piccolo ET, un batterio modificato in laboratorio, vive proprio grazie a questo velenoso elemento chimico, ma ricostruiamo il percorso che ha portato all’eccezionale scoperta.

Gli studiosi, dopo aver isolato un batterio nel fango del Mono Lake, lo hanno coltivato su un piattino di vetro, immerso in un” brodo” di nutrienti. Il batterio era già abituato a vivere in un ambiente difficile per la vita, considerando che il lago è salatissimo e ricco appunto di arsenico, ma i ricercatori gli hanno reso la vita ogni giorno più difficile. Giorno dopo giorno hanno ridotto la quantità di sali di fosfato che sono i mattoni di ogni forma di vita terrestre (e che erano indispensabili anche alla sopravvivenza del batterio), rimpiazzandoli con l’arsenico. Alla fine il brodo nutriente era composto esclusivamente dall’arsenico. I ricercatori si aspettavano di veder morire i batteri, invece sono stati i primi a sorprendersi nel trovarsi di fronte a quella che era diventata a tutti gli effetti una forma di vita aliena.
È accaduto quindi che uno dei tasselli indispensabili alla sopravvivenza di qualsiasi organismo terrestre, il fosfato, è stato sostituito con un veleno. Improvvisamente si è modificato il puzzle della vita, nel quale giocano un ruolo cruciale i quattro atomi più diffusi nell’universo (idrogeno, azoto, ossigeno e carbonio) insieme allo zolfo e al fosforo. Si è pertanto dimostrato che la vita è possibile anche quando il fosforo viene sostituito dall’arsenico, che si comporta in modo simile dal punto di vista chimico.
Per avere un’idea dell’impatto della scoperta, basti pensare che il fosfato rappresenta oltre l’1% del peso corporeo ed è indispensabile a funzione vitali come la produzione di energia (metabolismo di grassi, carboidrati e proteine), contrazioni muscolari, trasmissione degli impulsi nervosi. Il prossimo compito dei ricercatori è adesso scoprire che cosa ha reso possibile sostituire nei batteri il fosfato con l’arsenico.

Per gli esperti dell’Istituto di Astrobiologia della Nasa, è la conferma che la vita potrebbe trovarsi anche in altri luoghi prima inconcepibili: nel gelo dei deserti marziani, nelle torride tempeste di acido solforico della superficie di Venere, nelle nubi di gas mefitici dell’atmosfera di Giove, nei mari di metano di certi satelliti di Saturno.
La ricerca finanziata dalla NASA ha quindi cambiato, anzi ampliato il concetto stesso di “vita“, dei suoi principi e dei suoi requisiti. Ha cambiato le regole finora conosciute.

Ed Weiler, amministratore associato della NASA per la Science Mission Directorate ha dichiarato: “Visto il modo in cui ci siamo sforzati per cercare segni di vita nel sistema solare, dobbiamo anche pensare in maniera più ampia, più diversamente e considerare la vita come ancora non la conosciamo“.

La dott.ssa Felisa Wolfe-Simon, tra il relatori della conferenza stampa dell’agenzia spaziale americana, astrobiologa e scienziato alla guida del  team di ricerca, ha inoltre osservato: “Se qualcosa qui sulla Terra può comportarsi in modo del tutto inaspettato, cosa potrebbe fare una forma di vita che ancora non abbiamo visto?“.

Quindi, con questa scoperta, le cose cambiano e si può pensare a una vita concepita sull’arsenico anziché sul fosforo. Fino ad oggi molti ricercatori erano scettici ma i risultati ottenuti dimostrano come ciò sia possibile. Una scoperta decisamente sensazionale che stravolge le conoscenze fino ad oggi acquisite e che spinge gli studiosi ancora di più a capire anche come la vita si sia originata sulla Terra e quali percorsi ha successivamente seguito. “Se esiste vita altrove nello spazio allora da oggi bisogna raffinare la ricerca e cercare anche quella basata sull’arsenico” ha concluso John Brucato, Presidente della Società Italiana di Astrobiologia.

La scoperta del batterio GFAJ-1 come forma di vita aliena proprio sulla Terra, riporta alla mente le recenti considerazioni fatte dallo scienziato Paul Davies e pubblicate nel nostro precedente articolo del 28 ottobre: <<Bisogna quindi cercare segnali di un’esistenza aliena, presente o passata: “Discariche nucleari, tracce di ingegneria mineraria nel sistema solare, messaggi in bottiglia sotto forma di informazioni digitali cifrate all’interno del Dna di organismi terrestri e via dicendo. Magari, poi, dimostrare che la vita non è un incidente casuale e raro, che anche sulla Terra può essere avvenuta più di una genesi”>>.
Parole, dunque, rivelatesi profetiche. Oppure è stata una semplice coincidenza?

Poniamo, a questo punto, un interrogativo: ci troviamo di fronte ad una scoperta che potrebbe spianare la strada e preparare l’opinione pubblica a rivelazioni più “traumatiche” e, magari (o purtroppo), più grandi di un semplice batterio?”.
Nonostante la completa certezza che la conferenza stampa della NASA non avesse nulla a che fare con gli omini verdi o grigi, l’evento resta comunque clamoroso perchè il piccolo ET ci ha appena insegnato che la vita ha regole diverse da quelle che abbiamo sempre saputo e che abbiamo imparato.

Pasquale Gallano