Home Sport Motori

SBK, pagelle: la sorpresa di Leon Haslam

CONDIVIDI

Concluso il difficile e triste discorso Ducati, è il momento di analizzare la stagione di un’altro dei protagonisti più importanti di questo 2010. Un vero outsider che per la prima parte della stagione ha scosso l’intero mondo della Superbike: Leon Haslam, l’inglese tutto pepe a bordo di una rinata Suzuki. Un’avventura quella con la casa giapponese divenuta magica e particolare, ove solo un perfetto Biaggi poteva rovinare una facile conquista del titolo. Analizziamo nei particolari il perchè di questa magica annata.

Ricerca nella messa a punto

Leon Haslam proveniva da un 2009 in crescendo. Dopo un passato nel motomondiale e poi nelle serie cadette delle derivate, acquisisce esperienza e metodo nelle due stagioni con la Honda. Anche anni prima il suo nome figurava negli iscritti al mondiale Superbike, ma era un pilota molto diverso, inesperto e ancora da svezzare. Dal 2008 in poi invece Haslam è tornato sotto una nuova luce, conquistando importanti punti che sottolineavo la sua completa maturazione. La Suzuki, capendo la sua bravura, decise di averlo nel suo box, mettendogli a disposizione tutta l’esperienza del team Alstare, presenza fissa nel paddock da ormai molti anni. Due elementi che fusi insieme hanno creato una vera e propria bomba. Il pilota si è subito trovato in sintonia con la sua nuova famiglia, mentre il team manager Francis Batta ha potuto apprezzare il suo talento. Una perfetta unione dimostrata anche nelle prove libere, ove la ricerca dell’asseto aveva quasi sempre risvolti positivi, occupando posizioni importanti in classifica. Suzuki si merita un 7, brava a costruire un box sereno ma incapace di portare avanti un progetto realmente competitivo.

Comportamento in qualifica

La Suzuki si è presentata all’inizio dell’anno con il team forse più unito e pronto. Le prestazioni in qualifica (tra cui la prima SuperPole della stagione in Australia) erano il frutto della simbiosi avvenuta tra pilota e box, della serenità con cui si affrontava il week-end di gara. La moto in sé soffriva di evidenti problemi di assetto, ma molte volte si trovava la soluzione, riuscendo a segnare ottimi giri che assicuravano una partenza nella parte alta della griglia. Solo verso la fine della stagione vi è stata una flessione dei risultati, ma la causa principale è stato il mancato supporto della Suzuki. Le altre squadre continuavano lo sviluppo del progetto, mentre Haslam ha dovuto sempre correre con lo stesso materiale. Fatto decisivo per le sorti del titolo, ma che non rovina la perfetta performance dimostrata.

Comportamento in gara

Con una moto sicura e fedele, la gara era un punto di arrivo del lavoro molte volte appagante. Impressionante la serie di preziosi risultati conseguiti nella prima stagionale, con la testa della classifica piloti saldamente in pugno. Un fatto possibile anche grazie alla maturazione del pilota, capace di sfruttare appieno l’occasione e tirare fuori il massimo risultato possibile dal pacchetto a disposizione. Solo quando gli avversari hanno iniziato a recuperare allora si può notare un lieve nervosismo. La caduta in America proprio mentre era dietro Biaggi è la perfetta foto della situazione. Un Max sempre più forte con l’Aprilia e un Haslam costretto a rincorrere e faticare molto di più per tenere il passo dei migliori. Da lì in poi le possibilità di vincere il mondiale sono svanite, ma non per questo non si sono conquistate altri podi. Il pilota è veloce e con in mano una moto più competitiva avrebbe certamente battagliato sino all’ultimo per il successo finale. Prova delle perfetta condizione raggiunta dall’inglese.

Pressione psicologica

Leon si presentava alla Suzuki come un pilota veloce ma in cerca ancora di conferme. Non vi era l’attesa di vittorie o podi dietro il suo ingaggio, bensì il continuo di maturazione e preparazione in vista del futuro. Con grande piacere però si è notato che il pilota era già pronto, riuscendo a tenere un ottimo ritmo e rimanere competitivo anche dopo varie mesi passati in testa al campionato. La squadra è sempre rimasta vicino a lui consigliandolo e cercando di non mettergli troppa pressione, lui ha risposto con vittorie e podi. Il punto di debolezza è arrivato quando da inseguito è divenuto inseguitore, cadendo nei tranelli preparati dalla sfida con Biaggi e non riuscendo più a tenere il ritmo impressionate dei primi mesi. Nella sua carriera Haslam non si era mai ritrovato a dover duellare per un mondiale e ha pagato l’inesperienza, ma ora che è avvenuto questo fatidico passo si può considerare un pilota completo a livello mentale pronto a sorprende ancora.

VOTO

Il rivale al titolo è stato Max Biaggi, uno dei più forti e completi del motomondiale moderno. Il fatto quindi di essere riusciti a duellare con lui per quasi tutto il campionato è un punto di merito, che rende giustizia al talento del pilota inglese. Purtroppo è stato costretto a lasciare il team Suzuki perchè nel 2011 l’obbiettivo è vincere il titolo sfuggito quest’anno, e la casa giapponese non ha nei mezzi né l’intenzione di creare un pacchetto competitivo. L’opzione quindi è la BMW, squadra decisa a vincere e trionfare nell’immediato. Vedremo se Leon si confermerà il pilota veloce, costante e maturo del 2010 anche con un’altra moto e team, intanto il voto per questo 2010 è certamente un 9. Una gradita sorpresa ed un ulteriore step evolutivo che ora ci consegna un Haslam pronto per grandi successi. La crescita è conclusa.

Riccardo Cangini