Dalla tessera del Pci alle Coop. Padane, tutte le bugie del Senatur

Bossi un comunista? Chissà come ci andrebbe a nozze Berlusconi se lo avesse contro, lui che è abituato a dare del comunista a tutti i suoi nemici, giornali, riviste, trasmissioni televisive, manca ancora Fini, chissà.

Eppure il leader della Lega un tempo aveva la tessera del Partito Comunista Italiano, e pagò anche per averla, cinque mila lire.
Dalla foto, raccolta nell’archivio di Verghera di Samarate del Pci, Bossi è presentato come medico.
Anche se in realtà lui non possiede una laurea in medicina in quanto non ha mai portato a termine gli studi universitari.
Ma non si tratta dell’unica bugia del leader del Carroccio.

Si intitola “Umberto Magno, l’imperatore della Padania” la biografia non autorizzata del leader della Lega Nord che è uscita nelle librerie il 3 dicembre per Aliberti.
E’ un’accurata inchiesta di Leonardo Facco, giornalista che ha conosciuto la Lega da molto vicino, avendo tra l’altro lavorato per quattro anni al quotidiano “la Padania“.

L’autore parte dagli “albori della Lega“, quando un giovanotto della provincia di Varese senza un lavoro riesce a coagulare attorno all’idea autonomista prima alcune decine di amici, poi centinaia e infine migliaia di persone pronte a dare il loro consenso a un progetto politico sempre in bilico tra il federalismo e la secessione Bossi è la Lega e la Lega è Bossi, secondo Facco, anche oggi, nonostante la malattia abbia ridotto il senatùr all’ombra di quel personaggio movimentista del passato recente.

l’autore racconta fatti, episodi, ricordi personali, con tanto di documentazione (sono quasi 400 le note bibliografiche). Bossi, sostiene l’autore, «è il responsabile principale della trasformazione della Lega in un soggetto politico partitocratico, dove agli scandali si uniscono le truffe perpetrate ai danni, in primis, dei militanti e simpatizzanti.

I crac delle Cooperative Padane, del Villaggio in Croazia e della banca padana rappresentano l’epitome del modo di fare politica del “lumbard“, circondato da sempre di yes-men (and women) in carriera». Nel libro ci sono diversi fatti inediti, mai conosciuti e-o raccontati: dalla strana busta paga del figlio primogenito a spese dei militanti ignari, fino alla famosa questione della militanza comunista del giovane Umberto: da lui sempre negata, ma ora provata da un documento scoperto in una vecchia sezione del Pci. E poi si va dai tempi in cui elogiava “Mani pulite” alla sequela di condanne penali incassate dai leghisti odierni.

Un capitolo, infine, è dedicato alla vita privata di Bossi che «ama la famiglia tradizionale» ma, secondo l’inchiesta di Facco, non sembra negarsi svaghi al di fuori di essa.

«E’ un’inchiesta che dovevo a me stesso perché ho un passato da leghista, ho creduto in questo movimento e sono stato anche sul Po, alla metà degli anni ’90», dice l’autore. «Era giusto scrivere questo libro adesso, in cui la Lega si sente particolarmente forte e pensa di fare il pieno di voti. Bisogna che tutti gli elettori sappiano chi è il padrone del partito che pensano di votare: un cialtrone, né più né meno».

Matteo Oliviero