Berlusconi, Casini e gli altri e il Paese sfiduciato

In un clima teso più che mai è arrivata la settimana che anticipa il voto definitivo in Parlamento. Nove giorni da consumare sotto il fuoco incrociato di dichiarazioni al vetriolo, rilasciate da politici sull’orlo di una crisi di nervi. “Fiducia sì, fiducia no”: verrebbe quasi da parodiare la canzone di Elio e le storie tese per conferire un po’ di leggerezza a questa fase che preannuncia, invece, sviluppi traumatici per tutto il Paese.

Qualunque sia il verdetto che i senatori e i deputati esprimeranno sull’attuale esecutivo, infatti, risulta difficile pensare che la situazione troverà presto una sua stabilità. Tutt’altro: il premier sa che, anche se dovesse “sopravvivere”, la maggioranza bulgara di cui disponeva un tempo non tornerà più e che la mancanza di una compagine solida provocherà continui problemi all’approvazione delle leggi e impedirà il cammino verso le riforme da lui auspicate.

Dall’altra parte lo scenario appare altrettanto incerto. I cosiddetti terzopolisti sembrano interpretare al momento la voglia di cambiare, la speranza di consegnare finalmente alla storia il capitolo sul berlusconismo, ma nulla di innovativo sembra possa rintracciarsi nella loro proposta. La mancanza di un programma alternativo e l’assenza di una storia condivisa che possa garantirne la tenuta rende la “santa” alleanza” stretta da Casini, Rutelli e Fini un azzardo sgangherato, un maldestro tentativo di “insurrezione”, animata da esponenti quanto mai navigati, che non riescono a rendere credibile (anche agli occhi dei più volenterosi) la “bontà” del loro progetto.

Quanto all’opposizione: se si eccettuano le dichiarazioni consegnate da alcuni esponenti (Di Pietro e Bersani in testa) ai giornalisti, la loro attività procede in un vuoto pneumatico di idee, in una completa assenza di slanci. I continui incidenti parapolitici riferiti a Silvio Berlusconi avrebbero dovuto provocare reazioni giacobine e ispirare una campagna (anche mediatica) infuocata. Nulla di tutto ciò: in tempi di “bunga bunga” e di rapporti internazionali sospetti, resta solo il tempo per fotografare un’opposizione che si muove fuori sincrono e in maniera disarticolata. Una sorta di Frankestein che procede a rilento sugli altri, contribuendo a conservare lo status quo. In un Paese totalmente sfiduciato.

Maria Saporito