Ciancimino jr: l’ombra della ‘ndrangheta sul figlio di Don Vito

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:32

Che Massimo  Ciancimino sia un tipo particolare è fatto notorio. Il figlio di Don Vito, che ha deciso di vuotare il sacco sulla presunta trattativa tra mafia e Stato che avrebbe posto fine alla stagione stragista, è da sempre considerato un personaggio sui generis. Tra chi lo ha liquidato come prezzolato mistificatore, intento a screditare chiunque gli capiti a tiro e chi ha, invece, apprezzato il suo coraggio volto a snudare pesanti verità, Ciancimino jr ha sempre diviso il Paese. Dall’opinione pubblica alla politica passando per la magistratura.

A complicare la sua posizione arrivano adesso le rivelazioni pubblicate da “Il Corriere della Sera” e da “La Stampa”. Di cosa si tratta? Secondo quanto fin qui raccolto, Massimo Ciancimino avrebbe recentemente incontrato un uomo legato alla ‘ndrangheta calabrese, con il quale avrebbe chiuso un equivoco affare. Un incontro, consumatosi nell’ultima settimana di ottobre nell’ufficio veronese di Girolamo Strangi, esponente del clan dei Pironalli che – secondo gli inquirenti – sarebbe uno degli uomini “cerniera” della cosca, incaricati di curare gli affari al Nord.

A fine ottobre il figlio di Don Vito avrebbe deciso di lasciare a casa la scorta e di raggiungere in auto Verona dove si sarebbe incontrato con Strangi. Qui avrebbe portato a termine un importante affare che prevede lo “scambio” di 100 mila euro in contanti da parte di Ciancimino con 70 mila euro in assegni circolari emessi dal presunto ‘ndranghetista. Non solo: a rendere ancora più compromessa la posizione del figlio di Don Vito ci sarebbe anche una dichiarazione “rubata” dagli investigatori mediante intercettazione: “Quando mi senti in televisione, tu fottitene” avrebbe detto Massimo Ciancimino a Strangi durante il loro incontro a Verona, desiderando presumibilmente rassicurare il suo interlocutore sulle dichiarazioni rilasciate a favore di telecamera.

Fin qui l’accusa. Ma per Massimo Ciancimino si tratta solo di un equivoco. “E’ tutta colpa del mio commercialista – ha spiegato a “Il Fatto Quotidiano” – E’ stato lui a presentarmi Girolamo Strangi ma io non sapevo chi fosse e non sembrava certo un tipo legato alla ‘ndrangheta”. Stando a quanto riferito dal figlio di Don Vito, l’incontro con Strangi sarebbe stato agevolato dal suo commercialista che lo avrebbe aiutato nella ricerca di un uomo interessato ad acquistare una partita di acciaio.

“Proprio grazie alle indagini – ha spiegato Ciancimino jr – le banche non mi fanno credito facilmente e il mio commercialista mi aveva promesso alcuni finanziamenti mai arrivati. Paolo (il commercialista di Ciancimino, ndr) si sentiva responsabile di avermi fatto perdere 200 mila euro in una truffa nella quale sono incappato a Ferrara per colpa di un suo conoscente e nella quale anche lui a dire il vero è stato una vittima. Per questo – ha continuato – cercava finanziatori interessati a entrare nelle operazioni di acquisto nel settore dell’acciaio”.

“A un certo punto a ottobre dopo tante promesse vane – ha ripreso il figlio di Don Vito – Paolo mi dice che un suo amico a Verona è interessato a espandersi dal ferro all’acciaio. Il suo amico vorrebbe prestare (non a me ma a lui) i soldi per investire in un acquisto importante che stavamo facendo. Così accetto di andare a Verona da solo e senza scorta. Un primo appuntamento era saltato perché gli imprenditori preferiscono evitare lampeggianti e poliziotti e poi era stato deciso tutto all’ultimo momento”.

“Paolo mi aspettava all’area di servizio dell’autostrada e poi – ha proseguito Massimo Ciancimino – l’ho seguito fino all’ufficio di questo signore che non avevo mai visto. Quando mi riconosce e mi chiede: ‘ma cosa ci fa lei che ha un tesoro nel mio ufficio?’ Io gli ho risposto di non credere alla televisione. Ma solo per questo aspetto non certo per le mie dichiarazioni. Comunque poi l’affare è andato avanti e questo signore – ha precisato Ciancimino jr – ha consegnato effettivamente assegni per 60 mila euro al commercialista”.

E il presunto versamento di 100 mila euro in contanti? “Non c’è stato nessun versamento di soldi in contanti da parte mia a Strangi – ha tagliato corto il figlio di Don Vito – Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Se avessi avuto 100 mila euro in contanti me li sarei tenuti e li avrei spesi o investiti. Oggi quello che manca nel mondo degli affari è la liquidità. Non avrebbe avuto alcun senso – ha concluso Ciancimino – dare 30 mila euro a Strangi per convertire contanti in assegni”.

Maria Saporito

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