Michael Jackson: la “resurrezione” in Florida e il nuovo album in uscita

Va bene che quando viene a mancare un grande della musica i fan hanno bisogno di appigliarsi a tutto per colmare il vuoto. Va bene che ora è in uscita un nuovo album e il battàge pubblicitario non è mai abbastanza. Però, a volerla dire tutta, questa sembra essere un po’ grossa (e al tempo stesso banale, se si pensa che si è detta molte volte la stessa cosa su Adolf Hitler e Jim Morrison). Il fatto è che, stando ad alcune voci in circolazione, in realtà Michael Jackson sarebbe vivo e si nasconderebbe in Florida, in un piccolo paesino di campagna. Neanche a dirlo, le stesse voci affermano che il prossimo album dell’artista – in uscita tra 8 giorni – potrebbe contenere delle sorprese o rivelazioni al riguardo. Tempismo perfetto, non c’è che dire.

Il 14 dicembre la Sony Music rilascerà sul mercato Michael, il nuovo lavoro postumo contenente alcuni brani a cui il ‘Re del Pop’ stava lavorando prima della sua morte. I numeri previsti, ovviamente, sono già da capogiro: la casa discografica prevede la vendita di 400mila copie solo negli Stati Uniti e solo nella prima settimana. Numeri comprensibili in realtà, se si pensa che Jacko – anche da defunto – è un vero e proprio Re Mida della musica, capace di trasformare in oro tutto quello che tocca (con la voce). La Jackson Estate – società che gestisce eredità e patrimonio del cantante – subito si è giustificata, rispondendo a chi in quest’operazione sentiva solo puzza di commercio: il disco è stato fatto per i milioni di fan che lo attendevano con ansia, Michael avrebbe voluto così, abbiamo rispettato la sua volonta, abbiamo usato i suoi appunti, ecc.

Meglio dunque sorvolare sulle false voci, sul probabile rapacismo dei più stretti famigliari di Jacko e concentrarsi sulla musica. E su quella forse, un po’ di affidamento ci si può fare. Promettono bene i duetti con Lenny Kravitz e Dave Grohl, da una parte, e quello con 50 Cent dall’altra. Tra echi Motown (I like the way you love me, Best of joy) e scarti di album precedenti (Much too soon, ballata zuccherosa e natalizia, esclusa da Thriller) il nuovo lavoro del defunto King of Pop promette di non essere poi così male; specialmente se si considera che, come operazione postuma, è nato come una specie di Frakenstein, potenzialmente privo di compattezza e orfano della mano perfezionista di Jackson. Ma, a meno che non vi capiti di incontriate Jacko in giro per la Florida, non si può pretendere di meglio.

Roberto Del Bove