Arrestato Julian Assange: il fondatore di Wikileaks si è consegnato a Londra


L’uomo più ricercato del mondo si è arreso: Julian Assange, fondatore di quel WikiLeaks che ha fatto tremare le tribune politiche italiane e internazionali, si è consegnato alla polizia britannica, che ne ha disposto l’arresto.

Il mandato di cattura internazionale nei suoi confronti verte sui presunti abusi sessuali di cui il giornalista australiano si sarebbe reso responsabile, ai danni di due donne, in Svezia: le accuse sono sempre state negate dal diretto interessato.

Dopo l’interrogatorio della polizia britannica, Assange dovrà comparire di fronte alla corte di Westminster, dove si deciderà per l’estradizione.

Parole di solidarietà dal portavoce di WikiLeaks, Kristinn Hrafnsson, che ha dichiarato: “L’arresto di Assange è un attacco contro la libertà di stampa e non modificherà i piani per la diffusione di nuovi documenti”. In merito all’estradizione, l’avvocato, che nei giorni scorsi aveva trattato la resa con Scotland Yard, ha fatto sapere che Assange si opporrà a ogni tentativo di estradizione “pur di non essere consegnato agli americani”.

Pirati informatici e hacker continuano la propria attività. Dopo Paypal, anche MasterCard ha interrotto i finanziamenti a WikiLeaks: “Ci stiamo adoperando affinché il sito non possa più accettare prodotti a marchio MasterCard”, ha annunciato un portavoce. Per tutta risposta, un comunicato su WikiLeaks recita: “Manteneteci forti”.

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha commentato positivamente la notizia riguardante l’arresto: “Era ora, l’accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto il suo successo”. Sul putiferio lanciato dal suo sito, WikiLeaks, ha poi concluso, dichiarando: “Julian Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come da legge”.

Non mancano, ad ogni modo, i sostenitori. Non solo i portavoce del sito che amministrava, bensì anche un appello firmato da intellettuali, tra cui Noam Chomsky, che invoca alla libertà di stampa. I firmatari, tutti australiani, si dicono “fortemente preoccupati” per la sicurezza di Assange, chiedendo al governo di fornirgli sostegno affinché possano essere garantiti i suoi diritti fondamentali, per i processi giudiziari che verranno.

Carmine Della Pia