Yara Gambirasio: marocchino scarcerato ora chiede i danni


I legali di Mohamed Fikri, il ventunenne marocchino arrestato, la scorsa settimana, con le accuse di sequestro di persona e omicidio di Yara Gambirasio, chiedono risarcimento per ingiusta detenzione.

Il ragazzo, infatti, è stato scarcerato su decisione del pm Letizia Ruggeri, le prove a suo carico non sussistono, così come gli indizi gravi su cui verteva il fermo.

L’intercettazione di una sua conversazione era stata tradotta male, infine, per cui la scarcerazione è avvenuta a qualche giorno dal fermo.

Non ho mai visto Yara, non la conosco. L’ho vista per la prima volta in foto, quando i carabinieri me l’hanno mostrata”, si difendeva Mohamed. Chiarite, poi, altre circostanze che avevano gettato cattiva luce sul marocchino: a scheda telefonica della sua ragazza era sparita perché questa riceveva, ultimamente, attenzioni moleste.

Il suo datore di lavoro, poi, aveva fornito un alibi: “Mohamed era con me quel pomeriggio”, riferendosi al 26 novembre, giorno della scomparsa di Yara. Si tratta dell’imprenditore Roberto Benozzo, che ha dichiarato: “Nel momento in cui Yara è scomparsa, il ragazzo era con me in cantiere, su di lui non ho alcun sospetto, lo conosco da quattro anni”. Si è aggiunta, poi, anche la figlia del datore di lavoro, Patrizia Benozzo, che fa luce su un’altra vicenda oscura legata alla cattura di Mohamed: “Non stava scappando, quella sera, il viaggio in Marocco l’aveva prenotato molto tempo fa”.

Il rilascio del marocchino non ha, comunque, fermato l’ondata razzista che sembra aver preso possesso di Brembate di Sopra, il comune di Bergamo dove Yara viveva con la sua famiglia.

Anche la Lega Nord ha espresso il proprio disappunto, titolando il quotidiano Padania di questa mattina con una battuta eloquente, per niente diplomatica: Ma che razza di giustizia è?

Le ricerche della ragazza, intanto, proseguono, ma l’invaso che gli inquirenti avevano fatto svuotare non ha mostrato alcuna traccia di rilievo.

Carmine Della Pia