D’Alema: “Vendola vince solo grazie al Pd”

Vendola dovrebbe essere grato al Partito Democratico per le sue vittorie in Puglia e per il successo di Pisapia alle primarie del centrosinistra a Milano. E’ quanto dichiara il democratico Massimo D’Alema, in un’intervista su La7. L’ex presidente del Consiglio non ci sta a sentirsi dire che i candidati del Pd sono destinati a perdere contro il leader di ‘Sinistra Ecologia e Libertà’. ”Ma non è vero – minimizza D’Alema – In Puglia era ovvio che vincesse Vendola, era il presidente uscente”.

Il numero uno di Sel – sottolinea l’alto esponente del Pd – non è stato sostenuto alle primarie per le elezioni regionali in Puglia a causa di scelte strategiche riguardanti le alleanze. Tra i democratici era forte, infatti, la tentazione di stringere un accordo elettorale con l’Udc, che ha poi preferito candidare Adriana Poli Bortone e competere autonomamente contro i blocchi di centrodestra e centrosinistra. “Noi volevamo fare l’alleanza con l’Udc – dice D’Alema – Era un dissenso politico. Infatti grazie a quello che facemmo noi, l’Udc non si è alleato con il centrodestra, il che ha consentito a Vendola di vincere. Sennò avrebbe perso”.

Il presidente del Copasir cerca di spiegare le debolezze del proprio partito in tema di candidature: ”Se non cambia la legge elettorale – dice – i candidati bisogna sceglierli con le primarie”. Ciò ”è stato un errore. Andava cambiata. Secondo me era forse possibile anche farlo. Però abbiamo cambiato tante cose quando eravamo al governo”.

In ogni caso, “le elezioni si vincono e si perdono. Abbiamo perso nel ’94, abbiamo vinto nel ’96, abbiamo perso nel 2001, abbiamo vinto nel 2006, abbiamo perso nel 2008: la prossima volta vinciamo – dichiara con ottimismo D’Alema –  E’ il nostro turno: ci stiamo organizzando per vincere e durare a lungo”.

I dirigenti non sono gli stessi del ’94, anzi “ci sono moltissime persone nuove e che decidono negli organismi direttivi del nostro partito. Il nostro partito è diretto da persone che sono diverse in gran parte da quelle che lo dirigevano nel ’94”.

In merito alle primarie, dapprima esaltate e ben presto temute dal Pd, “sono un momento in cui decidono i cittadini. I candidati sono tutti potenziali vincitori o potenziali sconfitti. Se le primarie si trasformano in elezioni tra i partiti perdono il loro significato originario. I partiti – conclude D’Alema – si sfidano alle elezioni, non alle primarie”.

Raffaele Emiliano