Conferenza sul clima, svolta della Cina premesse USA

Cancun, Messico meridionale. Si stà svolgendo in questi giorni la 16esima conferenza ONU sul clima (COP16) che tratta della lotta ai repentini cambiamenti climatici degli ultimi anni e dell’assetto ambientale del nostro pianeta.

Cina e Usa sono stati da sempre due paesi complessi da gestire; il primo essendo in piena ascesa economico-finanziaria non voleva direttive sull’inquinamento che potessero fermare le sue industrie, ricordiamo che la produttività cinese aumentava fino a 2 anni fa di 2 cifre percentuali l’anno; l’America invece è sempre rimasta indietro in materia di produzione di co2 rispetto agli altri paesi industrializzati, anche perchè  firmò il Protocollo di Kyoto nel ’90 senza però portare avanti gli impegni ( si ricordino le opposizioni del governo Bush figlio a tali problematiche).

Novità assoluta è che quest’anno la Cina lancia un segnale forte verso la cooperazione e la riduzione dell’inquinamento parlando per la prima volta di autoregolazione per abbassare il livello di emissioni tramite quote stabilite dal governo. L’America dal canto suo sta lentamente scendendo in campo e inizia a cooperare con gli altri stati membri verso l’obiettivo di risanamento planetario, ormai messo in roadmap dal nuovo presidente Obama.

La conferenza si chiuderà il 10 dicembre ma il giorno prima, il 9 dicembre, interverrà il ministro italiano per l’ambiente, Stefania Prestigiacomo nello stesso giorno dell’inviato degli Stati uniti Todd Stern. Molti i capi di stato che non parteciperanno, a causa delle problematiche del precedente summit.

Anche se gli espeti pensano che ancora una volta gli impegni saranno troppo “laschi” e insufficienti ad intervenire in maniera massiccia, alcuni punti stanno comunque procedendo: uno di questi è la salvaguardia delle foreste, sostenendo paesi quali il Brasile, l’Indonesia e la Repubblica Democratica del Congo, per la conservazione della loro vegetazione tramite il finanziamenti all’economia. Un’altro impegno è quello di sostenere i paesi più poveri o in via di sviluppo che sono quelli che possono generare nuovi e pericolosi danni all’ambiente.

Vedremo la direzione che avranno preso i paesi ONU alla fine di questa conferenza, il 10 dicembre.  Difficile sapere cosa accadrà dopo il 2012, data in cui si tireranno le somme di quanto fino ad ora intrapreso.

I.T.