Fiducia: gli ultimi giorni prima dell’epilogo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:47

Algebra partitica e diritto parlamentare declinato in forma di populismo. Sarebbero le due formule con le quali il ministro Angelino Alfano commenta l’appuntamento di Mercoledì prossimo, quando potrebbe aprirsi il nuovo corso della Terza Repubblica. Dipenderà dall’esito della fiducia ad un governo che ancora oggi è sicuro di non affondare.

Udc, Pd, Fli e Idv sembrano compatti nel voler sfiduciare l’esecutivo? Alfano risponde: “Siamo convinti che da qui al 14 i famosi 317 si assottiglieranno per una ragione politica: perché 317 è una addizione tra Casini, Bersani, Fini, Di Pietro, gli addendi sono incompatibili e la somma non regge”. Futuro e Libertà indica le dimissioni del Premier come unica via per evitare la sfiducia? Alfano chiosa: Berlusconi non lascia perché “é stato votato da 13 milioni e 600 mila cittadini e tra questi molti che non hanno proposto la mozione di sfiducia”.

Un governo, quindi, che non cadrà soprattutto grazie alla sua presunta genesi plebiscitaria. Ma, al di là dell’appello a quei 13 milioni di italiani, i giochi li deciderà il Parlamento, e le manovre di palazzo continuano frenetiche. Francesco Bei, su Repubblica di ieri, descriveva “futuristi” e pidiellini frenati da debolezze e diffidenze all’interno dei rispettivi schieramenti (“Deputati che un giorno giurano lealtà eterna, il giorno dopo sono sorpresi a trattare con il nemico”). E proprio per questo, Martedì Italo Bocchino ha incontrato Berlusconi a Palazzo Grazioli: trattare per pilotare una crisi che rischierebbe di far esplodere tanto Fli che lo stesso Pdl.

La mossa dei berlusconiani che hanno fatto trapelare la notizia del colloquio (c’erano anche Gianni Letta e lo stesso Alfano) sembra essersi rivelata un clamoroso autogol: dopo una riunione di tre ore tra Gianfranco Fini e i suoi, in mattinata Futuro e Libertà si è riscoperta più compatta che mai: “L’ultimo episodio – commenta uno dei presenti – è stato visto da Fli come l’ennesima prova di irresponsabilità da parte del Premier, che ha dimostrato chiaramente di puntare al voto”. L’obiettivo dei finiani, come emerso da altri presenti alla riunione di oggi, non era quello di trattare alle spalle di Casini: “La nostra ricerca di un’intesa presupponeva comunque un’intesa (con l’Udc, ndr) e il passaggio formale dalle dimissioni”. Altrimenti a votare la fiducia, almeno i finiani saranno compatti.

E se il ministro della Difesa La Russa sul voto del 14 ha “buoni segnali”, a sentire le parole del ministro dell’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi il clima sarebbe già quello da bilancio finale: “Abbiamo mantenuto, nei limiti del possibile, quasi tutte le promesse elettorali. Per il futuro spero che si possa continuare sulla strada tracciata approvando riforme come il federalismo, e poi nella nuova legislatura porre mano alla riforma più ampia del sistema istituzionale.” Il ministro, però, chiude con una nota polemica sull’ultimo periodo di legislatura. Parole che raccontano tutto l’amaro per l’imminente epilogo di questo governo: “Problemi sono venuti dal Pdl che invece di rafforzare l’azione dell’esecutivo, lo ha indebolito”.

Un’allusione probabile, ma implicita, a tutti i provvedimenti ad personam che hanno impegnato il Governo a sbrogliare la matassa giudiziaria di un Berlusconi che mentre si lecca le ferite è già pronto a combattere la prossima battaglia elettorale.

Cristiano Marti

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!