Fli: tre opzioni per una trattativa

Sono giornate intense quelle che si consumano nei quartier generali dei partiti.  Non conoscono sosta le presunte trattative che vorrebbero trovare la quadra sulla difficile situazione politica e che hanno spinto molti protagonisti della scena nazionale a convocare incontri e vertici anche nel giorno dell’Immacolata. Al centro dell’attenzione il movimento-partito capeggiato da Gianfranco Fini che, dopo la traumatica “secessione” dal Pdl e l’avvicinamento agli schieramenti di Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini, pare adesso impegnato a ricucire lo strappo e a tentare un riavvicinamento col partito del premier.

I ben informati riferiscono che dopo l’incontro tra Silvio Berlusconi e Italo Bocchino (il finiano continua a smentire che ci sia stato) che avrebbe aperto alla possibilità di benedire un Berlusconi-bis, il presidente della Camera abbia accelerato i tempi delle contrattazioni e abbia stabilito un contatto diretto con Gianni Letta, da sempre impegnato a tessere la tela delle alleanze del Pdl. Se la notizia venisse confermata (si vocifera che Gianfranco Fini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si incontreranno anche nella giornata di oggi) la nuova disponbilità “futurista” potrebbe essere letta come la volontà di giungere alla votazione del 14 dicembre in una veste più “indulgente”, senza scandire anatemi contro Silvio Berlusconi.

In  Fli, insomma, starebbe al momento imponendosi la linea più soft, quella sostenuta dai “moderati” Silvano Moffa, Giuseppe Consolo e Catia Polidori, da sempre restii a chiedere la testa del presidente del Consiglio. Di più: lo stesso Moffa ha ieri aperto a una nuova possibilità, quella di siglare un accordo col Pdl senza passare dalle dimissioni del Cavaliere. Un doppio salto mortale che riporterebbe alla casella di partenza il movimento dei finiani che, fino a pochi giorni fa (in accordo con i centristi), riconoscevano nelle dimissioni del premier la condizione sine qua non poter intavolare alcuna discussione.

I fronti all’interno di Fli sarebbero al momento almeno tre: la frangia più oltranzista (rappresentata da esponenti come Carmelo Briguglio e Fabio Granata) insisterebbe con la richiesta di dimissioni del Cavaliere e con la pretesa che il governo (dopo la sfiducia del 14 dicembre) apra a una maggioranza più larga, capace di coinvolgere l’Udc e i rappresentanti più “responsabili” dell’opposizione. La seconda ala, attualmente rappresentata da Italo Bocchino e Adolfo Urso, proporrebbe invece una soluzione di compromesso: l’apertura di una crisi lampo da pilotare entro un arco di 72 ore per siglare un nuovo patto e ottenere una nuova legge elettorale e che porti al reincarico del presidente del Consiglio. La terza opzione “futurista” sarebbe infine quella sostenuta dalle “colombe” che vorrebbero ripristinare un’intesa all’interno della maggioranza senza troppi scossoni, auspicando un ritorno alla normalità non traumatico e che quindi non implichi le dimissioni del premier. Una soluzione di ispirazione shakespeariana, all’insegna del “Molto rumore per nulla“.

Maria Saporito