La cavalcata wagneriana alla Scala: successo senza precedenti

2 milioni e 300 mila euro: questo è l’incasso ottenuto dalla cavalcata di Wagner con la direzione di Daniel Barenboim al teatro alla Scala per Sant’Ambrogio, a cui hanno assistito duemila spettatori in teatro, una media di 169mila in tv e 150mila melomani in Italia e nel mondo incollati agli schermi cinematografici delle sale dove l’opera è stata trasmessa in diretta.

La cavalcata wagneriana infatti stavolta è stata trasmessa in modo globale: ma basti pensare che già soltanto in Italia 90 sale del network Microcinema l’hanno proposta in 16 regioni e 55 province, al modico prezzo di 12 euro. “Se oggi Wagner fosse vivo, sarebbe felice di vedere come la sua Valchiria sia diventata un’opera globale” dice con soddisfazione Carlo Nardello, amministratore delegato di Rai Trade.

Entusiasta anche la Rai, che ha ottenuto uno straordinario successo in termini di telespettatori che hanno seguito la diretta della Valchiria da casa tramite Rai5, ex Rai Extra. Il canale sul digitale terrestre infatti ha registrato punte di share fino al 2%, con una media di 169mila spettatori e un picco di 250mila alle 17.20, all’inizio dell’opera. “Un risultato straordinario per un canale agli esordi – ha detto Paolo Garimberti, presidente Rai – in un periodo in cui la cultura è in sofferenza il servizio pubblico ha dimostrato il suo ruolo fondamentale portando la cultura con la C maiuscola nelle case degli italiani”.

Soddisfatto dell’opera anche Dario Fo, assente alla sera della prima perché impagnato in un’iniziativa con gli immigrati a Brescia. “Finalmente, era ora che succedesse qualcosa di vivace: leggere l’articolo 9 della Costituzione come ha fatto Barenboim – ha detto Fo – è stata una gran bella idea”. E riguardo a Barenboim, argentino con quattro passaporti ma non quello italiano, aggiunge: “Scemo chi lo critica Barenboim lavora qua e ha preso con amore la situazione. Io stesso negli Stati Uniti facevo commenti a quello che succedeva là e nessuno mi ha accusato di essere inappropriato”.

Martina Guastella