Nato da due papà, in Texas ecco il primo topo con i geni di due padri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:03

Svolta epocale per la genetica: è nato il primo topo figlio di due padri. Ad aver dato luogo all’anomala “nascita” sono stati alcuni ricercatori dell’Anderson Cancer Center dell’Università del Texas, che hanno manipolato le cellule del feto di un topo maschio. 

L’animale non è stato “creato” esclusivamente dai due genitori di sesso maschile (la femmina serve ancora), ma il suo corredo cromosomico porta i geni di due papà. Secondo quanto riporta la rivista “Biology of Reproduction”, la scoperta potrebbe essere utilizzata per preservare le specie animali in pericolo di estinzione e, in un futuro ancora lontano, potrebbe realizzare il sogno delle coppie di uomini omosessuali di avere un figlio con i geni di entrambi.

Nel dettaglio, attraverso la manipolazione dei fibroplasti delle cellule del primo feto di sesso maschile (con cromosomi XY), gli studiosi hanno prodotto una linea di cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPs). Queste ultime, sono cellule adulte in grado, se riprogrammate, di comportarsi come staminali embrionali. Alcune di queste cellule iPS, fatte crescere spontaneamente, hanno perso il loro cromosoma Y trasformandosi in cellule XO. Queste cellule XO sono poi state iniettate in embrioni prelevati da topi femmina e trapiantati in mamme surrogato che hanno generato una prole di femmine chimere XO/XX che avevano un cromosoma X proveniente dal topo maschio di origine. Le femmine chimera, che portavano ovociti derivati dalle cellule XO, si sono poi accoppiate con normali topi di sesso maschile. Il risultato è stato prole di sesso maschile e femminile che aveva nel DNA i cromosomi di due padri

“Il nostro studio sfrutta la tecnologia delle cellule iPS per combinare gli alleli da due maschi e generare una progenie, maschile e femminile, è cioè una nuova forma di riproduzione dei mammiferi”, hanno detto gli autori.
In futuro potrebbe essere possibile generare ovociti umani da cellule iPS maschili in vitro. Usando questa tecnica, congiuntamente alle tecniche di fecondazione in vitro, si potrebbe eliminare la necessità delle chimere femmine XO/XX, anche se una madre surrogata sarebbe ancora necessaria per portare avanti la gravidanza del figlio dei due padri.
Una scoperta scientifica che insomma, apre un nuovo orizzonte per l’omogenitorialità.

Adriana Ruggeri

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