Di Pietro dai magistrati: nessuna pietà per chi si vende

Due “Giuda” di troppo tra le fila dell’Idv. I giorni che precedono l’appuntamento fatidico del 14 dicembre sono carichi di delusione per Antonio Di Pietro. L’ex magistrato, campione nazionale di anti-berlusconismo, ha dovuto fare i conti con il “tradimento” di due dei suoi uomini che, a quattro giorni di distanza dal voto di (s)fiducia al governo, ufficializzano: lasciamo il partito.

L’improvvisa “conversione” di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti ha fatto insospettire tutti. Ancor di più Di Pietro, da sempre avvezzo ad approfondire indagini e controlli. Il leader dell’Idv è convinto che la “crisi” dei suoi due parlamentari sia stata favorita da una trattativa sottobanco. In pratica i berluscones avrebbero condotto un pressing costante sui due dipietristi, giungendo a insinuarsi tra le crepe delle loro frustrazioni personali, maturate all’interno del partito guidato da Di Pietro. O più semplicemente sarebbero riusciti a sedurli con offerte particolarmente allettanti.

Da qui la decisione del leader dell’Idv di rimettere la questione al vaglio dei giudici: “Abbiamo messo alcuni elementi a disposizione della magistratura – ha annunciato ieri Di Pietro – elementi che riguardano trasversalmente diverse situazioni. Quando c’è un atto corruttivo i soggetti sono due, chi prende e chi dà, invogliando e imponendo, facendo capire all’altro: ‘Ho qualcosa su di te’. Qualsiasi parlamentare di qualsiasi partito tradisca i propri elettori e si venda per 30 denari merita, metaforicamente parlando – ha rincarato l’ex togato – l’albero di Giuda“.

Categorico il commento su Antonio Razzi, che ieri in conferenza stampa, ha ufficializzato il suo passaggio a Noi Sud: “Spero che l’abbia fatto per una soddisfazione personale e non per un ricatto subito – ha tagliato corto Di Pietro – Dio abbia pietà di lui“. Su Razzi, operaio lucano eletto all’estero, gravava già qualche sospetto. Fu lui, infatti, a denunciare che in occasione dell’altra fiducia venne avvicinato da alcuni uomini del presidente del Consiglio che gli offrirono di pagargli il mutuo della casa in cambio del suo voto. Una circostanza che adesso l’ex dipietrista smentisce, derubricandola a “la storiella del mutuo”. “Si tratta di una separazione indispensabile – ha invece spiegato ieri – Dopo 16 anni nell’Idv è venuto meno il rapporto di fiducia, c’era un mio stato di sofferenza atavica nel partito. Voglio tornare in autonomia a essere utile alla gente che rappresento”.

Diversa la storia dell’altro “Giuda”. Domenico Scilipoti, medico omeopata di Messina, avrebbe detto basta ad Antonio Di Pietro perché ferito nell’orgoglio. Dopo anni di infaticabile attività dentro e fuori il Parlamento, Scilipoti avrebbe preso amaramente coscienza della scarsa attenzione tributatagli dai compagni di partito e avrebbe per questo deciso di lasciare. Vinto dall’ingratitudine degli altri dipietristi. Di certo per il momento c’è solo questo; quanto alle sue intenzioni di voto per il 14 dicembre, il medico siciliano non si sbilancia. Ieri in conferenza stampa (era in buona compagnia con Massimo Calearo e Bruno Cesario) ha ribadito l’intenzione di votare la sfiducia, ma nulla è dato per scontato.

Le posizioni dei tre sono di fatti assai distanti: “Io mi asterrò, Scilipoti si esprimerà per la sfiducia al governo e Bruno Cesario voterà la fiducia” ha sintetizzato l’ex democratico (ora al gruppo misto) Massimo Calearo, ma le intenzioni – giurano – sono delle più nobili. “Per noi il Paese è la cosa più importante – ha continuato Calearo – e non lo sono certo le guerre di bottega”. Da qui l’esigenza di dar vita a un nuovo progetto, il “Movimento di responsabilità nazionale“. Altrimenti detto la combriccola dei venduti.

Maria Saporito