F1, pagelle: Alonso sbaglia ed impara

Terminate le pagelle inerenti alla Superbike, passiamo ad un’altra categoria che ha infiammato i cuori degli appassionati, regalando uno spettacolo ottimo ed incerto sino alla fine. La Formula uno nel 2010 ha costruito una stagione davvero intensa e combattuta, perfetta per rimanere negli annali come uno dei mondiale più adrenalinici degli ultimi tempi. Seguendo sempre il rigoroso ordine alfabetico, il primo protagonista ad essere analizzato e proprio Alonso Diaz Fernando, lo spagnolo capace di mettere in discussione un titolo che sulla carta doveva essere dominato da un solo team.

Ricerca della messa a punto

Con l’abolizione dei rifornimenti in gara, la questione del set-up vettura si è ancora fatta più delicata rispetto agli anni scorsi. Fattori come facilità di inserimento curva, consumo pneumatici e ritmo gara sono tutti estremamente correlati nella ricerca della messa a punto. Più è buona, maggiore saranno le possibilità di vittoria. In F1 però questa ricerca è ancora più difficoltosa, perchè ad ogni Gran Premio le scuderia portano aggiornamenti aerodinamici che cambiano caratteristiche, peculiarità e difetti della monoposto. Al pilota quindi il dovere di indirizzare lo sviluppo e al team la costruzione di una vettura sempre più perfetta. In questo campo Fernando e la Ferrari sono stati i migliori in assoluto. Partiti con una F10 inferiore non solo a Red Bull ma anche a Mclaren, sono riusciti nell’arco della stagione a recuperare terreno, divenendo gli avversari più ostici nella lotta al titolo. Un avvenimento possibile grazie ad Alonso, che ha preso in mano la squadra e ha dato le giuste sensazioni ove poter migliorare il pacchetto e tornare competitivi. Onore anche a Maranello che è riuscita a portare in pista aggiornamenti mai sbagliati, fatto prezioso in un epoca con così pochi testi. Un binomio davvero proficuo, il segreto del grande recupero che ha fatto sognare tutti i tifosi del cavallino.

Comportamento in qualifica

Questa voce è stata praticamente dominata da una sola squadra per tutto il campionato. Ma Alonso ha saputo cogliere il momento giusto e comunque non sfigurare. Il vero punto debole della Ferrari era proprio la qualifica:tTroppo lenta in confronto alle incredibili Red Bull. Per quello che nella prima parte della stagione Alonso non è mai riuscito a partire nelle primissimi posizioni. Inoltre proprio nelle prime gare lo spagnolo sembrava aver perso lucidità, e più di una volta le brutte posizioni rimediate in griglia ne erano la lampante prova. Mancanza di decisione nei momenti cruciali, grossolani errori non degne di un bi-campione del mondo. Solo da metà anno in poi la storia è cambiata. Nonostante la F10 possedesse sempre delle lacune, Alonso è riuscito a conquistare il massimo risultato possibile. Vicino ai migliori se non addirittura in Pole Position ove le differenze erano meno evidenti (Monza e Singapore). Deludente nella prima parte, perfetto nella seconda.

Comportamento in gara

Alonso voleva vincere. Era partito con l’intenzione di tornare a dominare e la vittoria nella prima gara in Bahrain non avevano fatto altro che alimentare questo suo desiderio. Peccato che nelle seguenti gare non è più riuscito a condurre una gara veloce e priva di guai. Toccata con Schumacher in Australia, partenza anticipata in China, partenza dall’ultimo fila nel difficile Gp di Monaco, tutti eventi che lo hanno più di una volta costretto a rimonte furibonde. Ovvio quindi dover sempre rinviare l’appuntamento con il podio. Se poi ci si aggiunge gli screzi con i commissari di gara a Valencia e Silverstone, bisogna prendere la prima parte dell’anno come un parentesi intensa ma difficile e poco proficua. Ma dalla Germania in poi (tolto il Belgio caratterizzato da una scelta errata di pneumatici), Fernando ha ritrovato maggiore calma, conquistando risultati sempre più utili in termine di classifica. Vittorie (ben tre tra cui quella fondamentale in Corea) e podi quando gli avversari erano irraggiungibili. Una perfetta condotta gara che ha permesso di vivere il sogno mondiale sino all’ultima gara, poi svanito per colpa di una strategia errata da parte del muretto.

Pressione psicologica

Fernando ha sempre stupito il mondo intero grazie alla sua incredibile capacità di gestire la pressione psicologica, persino nei momenti più cruciali. Attento, perfetto, chirurgico. Una vera macchina da combattimento. Lo si era visto nel 2005 e sopratutto nel 2006, ove era riuscito a battere l’invincibile coppia Schumacher-Ferrari. Incredibilmente però proprio la pressione ha giocato un brutto scherzo al pilota nei primi Gp del calendario. Essere un pilota di Maranello infatti nasconde dietro mille risvolti anche negativi. La Ferrari è un team “costretto a vincere” e questo è un fattore che molte altre squadre non hanno. Chi nel petto porta lo stemma del cavallino deve compiere il proprio lavoro perfettamente, perchè l’unico obbiettivo possibile è trionfare. Un concetto che vale per gli ingegneri, tecnici e ovviamente piloti. Alonso sapeva e voleva riportare al trionfo la scuderia italiana, ma questa smania più di una volta lo ha condotto ad errori che poi compromettevano l’intero week-end. Solo quando è riuscito a ritrovare un equilibrio interno, allora è tornato quello di una volta. Ha saputo gestire il peso di essere un pilota della più nota squadra a mondo, ed è tornato il campione che tutti aspettavano.

VOTO

Una annata quindi con due capitoli ben distinti. Il primo difficile e tutto in salita, il secondo perfetto ed entusiasmante. Fernando Alonso ha sicuramente imparato molto da questo 2010. Ha conosciuto la squadra, si è abituato al nuovo clima scoprendone tutti i pregi e difetti, ritrovato gioia nel guidare una monoposto. Il titolo svanito all’ultima gara non può essere un suo demerito perchè non ha fatto altro che seguire le indicazioni del muretto, quindi nel complesso la stagione è certamente positiva, ma non perfetta. Impossibile scordare le brutte prestazione di inizio anno, sbagliato non mettere in conto alcune pecche che hanno certamente influito sul punteggio finale. Il voto è un 8, più che sufficiente ma non eccellente. Nel 2011 lo spagnolo dovrà affrontare una intera stagione con lo stesso spirito e concentrazione delle ultime gare, solo così costruirà la stagione perfetta e molto probabilmente mettere in bacheca il suo terzo iride mondiale. La lezione è stata appresa, vedremo se sarà applicata.

Riccardo Cangini