Sergio Castellitto presenta il suo film: “E’ straordinario, alternativa al cinepanettone”


Alla presentazione de La bellezza del somaro, Sergio Castellitto non usa mezzi termini: “Credo che questo film sia straordinario e geniale, io stesso come attore, qui, sono eccezionale. Lavorare con Margaret è uno straordinario privilegio”.

L’attore recita in un film scritto da sua moglie, Margaret Mazzantini, e alle critiche lanciate in conferenza stampa difende strenuamente il progetto, distribuito in 250 copie, definendolo alternativa ideale al cinepanettone: “Credo sia un’alternativa bella e intelligente agli altri prodotti di Natale, fermo restando che qui siamo di fronte non a un film comico ma a una commedia, che esiste perché esiste una scrittura, una drammaturgia”.

La bellezza del somaro racconta la storia di una coppia formata dallo stesso Castellitto e da una nevrotica (forse scontata) Laura Morante. Marcello ha un’amante focosa, interpretata da Lola Ponce, mentre Marina si da anima e corpo al suo lavoro prendendosi cura dei suoi pazienti fuori di testa (vedremo anche un’alcolista Barbara Bobulova). Parallelamente, lo snodo è offerto dalla relazione vietatissima tra la figlia liceale della coppia e un’ultrasettantenne interpretato da Enzo Jannacci.

Non un film comico, come anticipava Castellitto, bensì una commedia, così definita da Margaret Mazzantini: “Io e Sergio abbiamo avuto una prima idea insieme anni fa, poi io ho cominciato a scrivere un trattamento. Lo scrittore è una sorta di radar, cattura qualcosa del suo tempo, avanza come un rabdomante alla ricerca di qualcosa. Io di solito scrivo cose molto drammatiche: stavolta invece avevo voglia di leggerezza. Del resto sono una madre di quattro figli, da noi c’è anche tanta voglia di scherzare, di divertirci”.

Il primo attore, invece, parla del modo in cui, attraverso il film, si intende parlare di genitori che sfuggono al proprio ruolo, esagerando: “La storia parla di cinquantenni che vogliono sembrare quarantenni, di quarantenni che vogliono sembrare trentenni, e di una generazione di quindici-diciassettenni che cercano disperatamente di sentirsi adulti. Alle prese con genitori-amici che si fanno chiamare per nome, che affidano tutto al dialogo quando ci vorrebbe anche un po’ di distacco, di sana diffidenza”.

Carmine Della Pia