Trattativa fallita: nessuna tregua tra Fli e Pdl

Mettiamola così: ci hanno provato. Nei giorni precedenti alla fatidica votazione in Parlamento, un esercito di coordinatori e capigruppo hanno tentato nel silenzio delle stanze di imbastire trattative per scongiurare lo scontro diretto. Avrebbero tentato, senza riuscirci, di intavolare una discussione più serena che – al di là della ruggine tra i due leader – riuscisse a trovare una via di uscita dal cul de sac.

Poi qualcosa si è rotto, le trattative da segrete sono diventate pubbliche e tra Fli e Pdl è tornato il gelo. Secondo i finiani il tradimento sarebbe stato consumato dai coordinatori del Pdl che avrebbero deciso di diffondere la notizia (reale) dell’incontro di Silvio Berlusconi e Italo Bocchino al solo scopo di screditare i futuristi agli occhi dei nuovi alleati (Casini e Rutelli) e del Paese intero. “Berlusconi vuole solo fregarci – avrebbe detto ieri ai suoi il presidente della Camera – ho trattato con Letta per una settimana e nessuno l’ha saputo, ho chiesto ad Italo (Bocchino, ndr) di incontrarlo e il giorno dopo hanno fatto uscire la notizia per danneggiarci“.

Un colpo basso con il quale i berluscones avrebbero voluto ristabilire gli equilibri con i “traditori”, ricordando loro di non essere nella posizione di poter pretendere troppo. Da qui la decisione dei futuristi: stop con le trattative (sul tavolo la proposta di far entrare l’Udc nel governo, di modificare la legge elettorale e di riformulare il patto di legislatura) e via con il confronto diretto. In Parlamento. Dove lo scarto tra i deputati che concederanno la fiducia al governo e quelli che non la concederanno (dopo le ultime defezioni in Idv) potrebbe adesso non essere così risicato e pendere dalla parte dei sostenitori.

Per spiegare il delicato momento, un esponente di Fli ha fatto ricorso all’immagine calcistica: “Vabbè – ha commentato – diciamo anche che perdiamo la partita con un rigore dubbio al novantesimo. Sarà una ‘tramvata’ in faccia, ma resta il campionato, e il campionato è lungo”. Come dire, incassa e va avanti. Con la speranza di non aver guastato troppo il rapporto con i centristi di Casini che, si vocifera non abbiano bene accolto la notizia del tete-a-tete tra Bocchino e il Cavaliere. “Fini non ci aveva detto nulla – ha spiegato un esponente dell’Udc – Pier (Casini, ndr) ha evitato di commentare solo per non infierire”.

Sia come sia, il premier ha ottenuto quel che voleva: non rassegnerà le dimissioni e arriverà all’appuntamento del 14 dicembre certo di incassare una larga fiducia sia al Senato che alla Camera. L’opzione delle dimissioni lampo (proposta da Italo Bocchino), che in un primo momento sembra abbia spinto alcuni collaboratori del premier a consigliargli di accettare, è definitivamente naufragata e in più il presidente del Consiglio è riuscito a far scricchiolare l’intesa tra i finiani e i casiniani. Tanto che un uomo vicino a Pier Ferdinando Casini è arrivato a ipotizzare il peggio: nel caso in cui il governo incassasse la fiducia – è stato il suo ragionamento – temiamo che alcuni finiani meditino di tornare nelle file del Pdl. Un timore che, alla vigilia, del voto, ben racconta il grado di diffidenza che aleggia tra i cosiddetti terzopolisti. Uniti conto Berlusconi e da lui stesso divisi.

Maria Saporito