Il Pd in piazza, Bersani: “Pronti per il risveglio del Paese”

Da Roma, dove si è appena conclusa la grossa manifestazione del Partito Democratico, il segretario Pier Luigi Bersani, è tornato ad attaccare il presidente del Consiglio, chiedendone le immediate dimissioni.

“La crisi politica del centro destra è senza rimedio e martedì verrà certificata, non la risolvono con la compravendita di due-tre voti che fanno arrossire davanti al mondo. Vergogna, vergogna“, ha denunciato Bersani. “Vogliamo una riforma fiscale – ha aggiunto – bisogna alleggerire il carico su famiglia, lavoro e impresa”. Bersani dimostra di puntare alto: “Non abbiamo paura del voto, se capita ce la giochiamo e la vinciamo“, ha dichiarato tra gli applausi dei manifestanti.

Tra le principali colpe imputate al governo e al premier in prima persona, il leader del Pd ha indicato una incapacità a governare emersa chiaramente con la crisi internazionale, prima ignorata, poi sottovalutata.

”Il frutto più amaro e pericoloso del loro fallimento lo abbiamo misurato all’incrocio con la crisi internazionale, la più grave in cinquant’anni. Lì, a quell’incrocio – ha spiegato Bersani – nel quale siamo ancora, la destra italiana ha consumato la sua colpa più grave. Ha disarmato il Paese sacrificandolo alla sua propaganda. Invece di dire, ‘c’è il problema’, ha detto: ‘Non c’è il problema’. Invece di dire ‘stiamo perdendo ricchezza per il doppio degli altri’, ha detto: ‘stiamo meglio degli altri'”.

“Invece di dire, ‘il lavoro, l’occupazione sono il primo problema’, ha detto: ‘L’occupazione non è un problema’. E dicendo tutto questo ha agito di conseguenza, cioè a rovescio”, ha attaccato Bersani.

”Io – ha aggiunto – sto da mesi rivolgendo una domanda a quei commentatori e a quegli osservatori che da ogni lato hanno fatto le pulci a noi per non offendere il manovratore e ci hanno descritti come incapaci a presentare proposte alternative. Ancora una volta, qui da San Giovanni, rivolgo a loro una domanda: chi aveva ragione due anni fa, dopo le elezioni, quando bisognava impostare la politica economica della legislatura? Loro dicevano, Tremonti in testa, che non c’era problema e quindi regalarono un bengodi alla modica cifra di 4 o 5 miliardi ai possessori dei 100 miliardi fuggiti, evasi e riciclati col più vergognoso condono della storia, o quando buttarono via, a dir poco, una dozzina di miliardi fra Alitalia, abolizione dell’Ici ai più ricchi, soldi agli straordinari, abolizione della tracciabilità dei pagamenti. Noi allora dicemmo: ‘C’e’ il problema. Date subito il messaggio giusto, fate subito la cosa giusta: mettete dei soldi per abbassare le tasse su famiglie e pensionati a reddito medio-basso per favorire i consumi e usate i Comuni per un grande piano di piccole opere che partono subito per dare un po’ di lavoro”’.

”Chi aveva ragione? Si può avere una risposta? Quello – ha evidenziato il numero uno democratico – fu l’inizio di tutto e fu un delitto, non un errore. E da lì in poi, una fase di decreti inutili, di voti di fiducia, di sordità verso la voce dell’opposizione, di propaganda pura. E tutto questo è stato venduto in nome del rigore e della tenuta dei conti. Ma quale rigore? Non ditelo a noi che abbiamo sempre dovuto aggiustare i vostri disastri; e per favore non ammoniteci con la Grecia che è stata portata al disastro da un Governo di centrodestra amico vostro e che oggi deve affidarsi al centrosinistra per risalire la china!”.

Da Piazza San Giovanni, Bersani è tornato dunque a chiedere un governo di responsabilità istituzionale per fare uscire il Paese dall’instabilità e dal declino.

Da sei mesi siamo nell’instabilità. Berlusconi è l’instabilità. E chi – si chiede Bersani – dovrebbe darcela adesso questa stabilità? Un voto in più comprato in Parlamento? Una bagarre elettorale fatta con la testa all’indietro e con esiti di governabilità assolutamente incerti? No. Oggi davanti all’Europa e alla società italiana la risposta di stabilità può solo venire da un governo serio di responsabilità istituzionale che garantisca una transizione ordinata, nuove regole elettorali, alcuni interventi essenziali e urgenti in campo economico e sociale e porti il Paese ad un confronto elettorale capace finalmente di rivolgersi al futuro perché fuori finalmente dalla situazione bloccata e impotente di questi anni”.

”Nel caso di apertura di una crisi – ha sottolineato Bersani – questa è la proposta che avanzeremo al Capo dello Stato al quale confermiamo qui assoluto rispetto per le sue prerogative e ammirazione e stima per come le sta esercitando”.

“Siamo dunque pronti – ha confermato Bersani – a prenderci oggi le nostre responsabilità, sia nel sostenere il Governo che chiediamo, sia nello svolgere da una posizione più avanzata e con maggior convinzione ancora la nostra battaglia di opposizione”.

”Ma oggi, care democratiche e cari democratici, siamo soprattutto qui per dire a voce alta – ha concluso il suo lungo intervento il segretario del Pd – quale Italia vogliamo, qual è il nostro sogno e quali gambe vogliamo dargli perché possa davvero camminare. Vogliamo dire da qui che noi abbiamo un progetto di cambiamento. Non ci arrendiamo al declino dell’Italia”.

Raffaele Emiliano