Il tributo romano a Jeunet e “L’esplosivo piano di Bazil”

Jean-Pierre Jeunet è un visionario dei nostri tempi, uno capace di creare con la stessa facilità universi interi e mettere la lente d’ingrandimento sui gesti più piccoli e – apparentemente – insignificanti. Il palazzo abitato da inquilini cannibali di Delicatessen ha la stessa potenza visiva di Amélie Poulain che infila con voluttà la sua mano nel sacco di lenticchie ne Il favoloso mondo di Amelie. Il Sottodiciotto Film Festival di Roma rende ora – dopo anni di corteggiamento al regista – una doverosa retrospettiva (la prima italiana) al cineasta francese.

Ieri sera è stato il momento clou, con la proiezione al cinema Massimo del nuovo lavoro di Jeunet, L’esplosivo piano di Bazil. Il regista era presente in sala per presentare la sua ultima fatica, una storia drammatica che si inserisce coerentemente all’interno della sua produzione, sempre caratterizzata da uno stile surreale, danzante sul confine tra grottesco e commedia (o, come la definirebbero alcuni in una parola, della “Hylarotragoedie”).

Il film, che vede protagonista il Danny Boon di Giù al Nord, è ambientanto nel mondo del traffico di armi, all’interno della quale viene catapultato Bazil, un amante del cinema un po’ naif e impiegato in un videonoleggio. Bazil ha perso il padre a soli nove anni a causa di una mina, ed è stato a sua volta colpito alla testa da una pallottola vagante, a cui sopravvive ma con cui deve convivere. La pallottola, infatti, è rimasta vicino al cervello e tentare di toglierla per Bazil potrebbe significare la morte. A seguito di tutti questi avvenimenti il nostro decide di unirsi ad un gruppo di emarginati intenzionati a vendicarsi sui trafficanti d’armi. Ma ovviamente la retorica dell’eroe non fa per Jeunet, e le cose non saranno così semplici.

La proiezione in anteprima del film è stata preceduta dal cortometraggio Foutaises (in cui il feticcio di Jeunet, Dominique Pinon, elenca tutte le cose che gli piacciono e quelle che detesta) ed è stata seguita dalla proiezione del primo capolavoro del regista francese, quel Delicatessen che così bene smaschera la bestialità umana nelle situazioni al limite della sopravvivenza. Stasera, sempre al cinema Massimo, alle 22.30 sarà il turno del Favoloso mondo di Amelie, il suo film culto visto nei cinema di tutto il mondo da oltre trenta milioni di spettatori. E, come se non bastasse, per i cinefili italiani una piacevole rivelazione, fatta dal cineasta ai curatori per il catalogo a lui dedicato: “Ogni volta che scelgo un’inquadratura è come se copiassi un piano di Sergio Leone“.

Roberto Del Bove