Italia: per Ue non occorre manovra aggiuntiva. Istat rivede al rialzo il Pil

Per il commissario Ue agli affari economici, Olli Rehn, se le stime di crescita e entrate del Governo saranno confermate, per l’Italia non occorre alcuna manovra aggiuntiva, smorzando così le voci circa una manovra bis per correggere l’andamento dei conti pubblici che le nuove stime Ue sul nostro Paese implicherebbero.

Le stime Ue prevedono per l’Italia un deficit al 5% nel 2010, al 4,3% nel 2011 e al 3,5% nel 2012. Il Governo stima invece un deficit al 5% nel 2010, al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012, e la differenza dei dati ha fatto sorgere immediatamente un pericolo manovra bis per evitare eventuali attacchi speculativi e fuga degli investimenti.

“È abbastanza normale avere queste discrepanze”, ma “al momento non sono necessari ulteriori interventi”, ha dichiarato Rehn in un’audizione congiunta alla Camera con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, tuttavia “sarà necessario da parte dell’Italia un rigoroso monitoraggio della spesa e delle entrate, affinché gli obiettivi di bilancio vengano raggiunto entro l’anno”.

“Il Bilancio 2011 è in linea con gli obiettivi di riduzione del deficit previsti dal Patto di Stabilità”, ha aggiunto il commissario Ue, per il quale l’Italia, senza interruzioni del cammino preso, arriverà a scendere sotto la soglia del 3% entro il 2012, ritornando “a livelli di crescita economica pre-crisi”. “Bisogna riconoscere che la crescita dell’economia italiana è piuttosto moderata”, occorre, dunque,“aumentare il potenziale di crescita attraverso riforme strutturali”.

“Grazie alla relativa solidità del sistema bancario e al debito privato basso, l’Italia è riuscita – ha continuato Rehn – a evitare grandi squilibri esterni”, mentre “il Governo italiano ha mantenuto una posizione fiscale prudente prevenendo che i mercati percepissero un rischio-Italia”.

Il ministro Tremonti, dal canto suo, ha ricordato come “la dinamica del debito in Italia  sia inferiore a quella di altri Paesi”, mentre per Bankitalia la riforma del patto Ue che introduce la regola numerica sul debito “non richiede all’Italia sforzi superiori a quelli già significativi imposti dal conseguimento nel medio termine di un saldo strutturale prossimo al pareggio che da lungo tempo rappresenta l’obiettivo della politica di bilancio italiana”, come dichiarato dal direttore generale Ignazio Visco, presente all’audizione per presentare i risultati degli studi sull’impatto del nuovo criterio numerico Ue per l’analisi del rapporto debito/Pil sul nostro sistema dei conti.

L’Istat sembra sostenere l’ottimismo che è circolato alla Camera ed ha rivisto al rialzo le stime sul Pil, nell’ultimo trimestre in crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2009 (nelle precedenti stime l’incremento era dell’1%) e dello 0,3% su base mensile (in precedenza previsto +0,2%).

Tra i dati Istat sulla ricchezza prodotta da segnalare l’aumento tendenziale dello 0,5% della spesa delle famiglie sul territorio nazionale, in particolare l’aumento dello 0,6% per gli acquisti di servizi, e quello dello 0,5% per i consumi di beni non durevoli, mentre sono calati del 4,7% i consumi di beni durevoli.

Aumentati del 5% gli investimenti, con aumenti del 14% per i macchinari e del 2,5% per i mezzi di trasporto e flessione dello 0,7%per gli investimenti in costruzioni.

Per quanto concerne l’analisi per settori, si segnalano andamenti congiunturali positivi del valore aggiunto per l’industria in senso stretto (+0,8%), per le costruzioni (+0,4%), per il settore del credito (+0,3%) e per le attività del commercio, alberghi pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (+0,2%). Calano invece agricoltura (-1,2%) e altri servizi (-0,2%).

In termini tendenziali il valore aggiunto dell’industria è aumentato del 4,3%, quello dei servizi dello 0,7% mentre l’agricoltura (-0,8%) e le costruzioni (-0,7%) hanno registrato andamenti negativi .

In termini congiunturali le importazioni di beni e servizi sono cresciuti del 4,7% mentre dal lato della domanda le esportazioni sono aumentate del 2,8%.

Preoccupa l’industria: ad ottobre la produzione è continuata a scendere, segnando un -0,1% su settembre, mese in cui aveva registrato un calo congiunturale del 2,1%, anche se a livello tendenziale registra un +2,9%.

Controtendenza l’industria automobilistica, +3,2% rispetto allo stesso mese del 2009.

Sul fronte eurobond nulla di nuovo, invece.

Se il ministro Tremonti  ha riaffrontato la questione ritenendoli mezzi necessari per reagire alla crisi del debito sovrano, affermando che “l’idea degli eurobond debba proseguire non solo sul piano accademico ma anche su quello politico”, da Friburgo, dove erano in riunione, il cancelliere tedesco Angela Merkel ed il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno ribadito che non è ancora il momento per affrontare l’argomento.

Marco Notari