Sorpresa (?): Berlusconi compra “Di Pietro”

La Seconda Repubblica, ormai sul viale del tramonto dopo appena 18 anni di vita, non può certo essere accusata di essere stata avara di sorprendenti paradossi politici.
Dal leader del PDS Massimo D’Alema, oggi esponente di spicco e grande regista delle manovre del Partito Democratico, protagonista di una tranciante invettiva rivolta contro la stessa ipotesi di costituire il PD, all’oggi Presidente della Camera Gianfranco Fini, fondatore di un partito, il PdL, che solo sei mesi prima aveva bollato come espressione delle “comiche finali” di Silvio Berlusconi, le incongruenze inspiegabili non sono mai mancate.

Non comporta che l’ennesima risata amara, dunque, trovarsi a dover constatare che un partito capace di costruire la propria fortuna politica (con picchi elettorali del 8%) sull’antiberlusconismo e su una continua (e demagogica) campagna contro il Presidente del Consiglio si trasformi nel giro di una settimana nella pedina decisiva perché il Cavaliere stesso possa rimanere alla guida del Governo.
La tragicomicità del momento, in ogni caso, risulta ulteriormente amplificata da un elemento di sconvolta disillusione che pervade tutti i commenti di quell’oggi smarrito popolo antiberlusconiano, tifoso frequentante da anni la curva opposta al Premier, ritrovatosi improvvisamente a guardare con crescente preoccupazione un 14 dicembre già cerchiato di rosso come la data della vittoria, per colpa, questione per alcuni inspiegabile, degli uomini scelti dal paladino Di Pietro.

Solo per loro, però, impegnati negli anni a sventolare la stessa bandierina dei “berluscones”, colorata soltanto in diversa maniera, è una sorpresa che Berlusconi abbia scelto proprio l’Italia dei Valori per concretizzare la tanto sponsorizzata campagna acquisti.
Già a settembre del 2009, nella fase precongressuale del partito dell’ex pm, la rivista “MicroMega” di Paolo Flores d’Arcais aveva lanciato l’allarme, mettendo in luce la realtà territoriale di un soggetto politico caraterizzato da “commissariamenti a valanga” e “presenza di trasformisti” riciclati da ogni precedenza esperienza politica, dall’Udeur di Mastella fino agli ex DC, passando anche per qualche ex della prima Forza Italia.

Non dovrebbe sorprendere più di tanto, dunque, che proprio il bacino dell’IdV rappresenti, ad oggi, il terreno di caccia più fruttuoso per il mercato di Berlusconi; una situazione che, piuttosto, alla vigilia di una fase che segnerà, probabilmente, la fine politica di Berlusconi e la conseguente apertura del cantiere che dovrà ricostruire il Paese e un’alternativa alle politiche dell’ultimo Governo, dovrebbe indurre a riflettere sulla necessità di superare, con la figura politica del Cavaliere, anche la personalizzazione dei partiti, pericoloso elemento di berlusconismo introiettato anche da parte del centrosinistra, che ha già irreversibilmente colpito il partito di Antonio Di Pietro così come Nichi Vendola o Grillo.

Mattia Nesti