Wikileaks: quello che gli Usa rivelano sul Vaticano

Nell’ultima infornata di cablogrammi diffusa da Wikileaks questa volta c’è il Vaticano. Informazioni, umori ed opinioni dei diplomatici Usa presso la Santa Sede raccontano, da due anni a questa parte, un rapporto non facile e giudizi tutt’altro che teneri che l’ambasciata americana attribuisce alla politica dei vertici cattolici.

A partire dalla mancanza di comunicazione: il Vaticano è “una città che non comunica, si legge in un cablo del febbraio 2009. Non è interessato agli strumenti di comunicazione del XXI secolo che portano a “disastri” nell’ambito delle relazioni esterne: “Il Papa è il responsabile ultimo delle decisioni importanti, ma dovrebbe delegare a coloro che sanno di più nelle materie specifiche”. Rivelazioni scritte per la maggior parte da Julieta Valls Noyes, vice ambasciatrice americana presso la Santa Sede, che in alcuni casi affrontano anche i dissidi interni ad uno Stato monarchico ed ermetico (Marco Ansaldo su Repubblica di oggi), come le voci che circolano sulle pressioni per destituire il segretario di Stato Tarcisio Bertone. La stessa Noyes descrive il cardinale un uomo dallo stile pastorale che lo porta spesso fuori da Roma, in giro per il mondo, ad occuparsi dei problemi spirituali più che della politica estera e della gestione.

Ma in proposito il Vaticano, in alcuni casi, non ha esitato ad operare nel concreto, mettendo da parte evangelizzazione e spiritualità. In una nota segreta del 19 Dicembre 2008, infatti, si parla dell’incontro tra la Valls e Domenico Giani, capo della gendarmeria vaticana, per concordare un piano antiterrorismo. Successivamente alcuni agenti della sicurezza vaticana furono inviati presso l’FBI per imparare a trovare gli esplosivi.

Imbarazzanti, invece, sono i files che riguardano il caso pedofilia in Irlanda. La Santa Sede, risulta seccata dall’iniziativa della Commissione Murphy. In un dispaccio del 26 Febbraio 2010 si legge: “Le richieste della commissione Murphy hanno offeso molti in Vaticano (…) perché sono state interpretate come un affronto alla sovranità della Santa Sede. I responsabili vaticani sono rimasti seccati dal fatto che il governo irlandese non si sia impegnato perché la commissione seguisse le procedure standard nelle comunicazioni con la Città del Vaticano”. Secondo un altro file da Roma avrebbero addirittura impedito a uomini della Santa Sede di testimoniare per far luce sugli abusi sessuali dei sacerdoti in Irlanda.

Per ora dal Vaticano si limitano a definire di “estrema gravità” le ultime rivelazioni di Wikileaks. Quei documenti rifletterebbero solo “le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede”. Chissà se in Irlanda la pensano allo stesso modo.

Cristiano Marti