F1, pagelle: il solido e meritevole Button

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00

Alla notizia del suo ingaggio in Mclaren a partire dalla stagione 2010, già molti nascondevano a fatica un sorriso beffardo. Neanche salito in macchina, e gli aggettivi ed impressione negative si sprecavano. Chi lo dava già per finito, chi lo vedeva letteralmente demolito dal compagno di squadra Lewis Hamilton. Eppure Jenson non ha dato a peso tutto ciò, bensì ha portato il suo numero uno sulla scocca di uno dei team più importanti della F1, ribadendo con gran voce che il campione del mondo era lui. E pian piano la sfiducia è sparita, lasciando il posto a complimenti e rivalutazioni. Button nel suo primo anno in Mclaren si è comportato egregiamente, dimostrando le abilità uniche dei Top Rider.

Ricerca nella messa a punto

Partiamo con il punto più dolente. Button non è mai stato un pilota veramente in grado di portare avanti un programma di sviluppo e condurre con le sue decisioni la squadra nella giusta via. Ha una grande sensibilità e riesce ad individuare i problemi, ma la soluzione non si riesce mai a trovare. Per quello che la Mclaren si è ritrovata prima a combattere, poi a dominare, ed infine ad inseguire affannosamente. Un serrato programma di sviluppo (il più intenso tra tutti i Top team) che però non è riuscito a risolvere le lacune della Mclaren MP4/25. Vi era sempre un qualcosa che non quadrava, un assetto non preciso, una eccessiva confusione. Button ci ha provato, ma i risultati non gli hanno dato ragione.

Comportamento in qualifica

Con l’abolizione del rifornimento in gara, le qualifiche hanno subito un importante rinnovamento. Prima la griglia di partenza veniva decisa in base alle diverse strategie che la squadra seguiva, ora invece si basa tutto solo sulle doti velocistiche dei piloti, e Jenson Button non è mai stato irresistibile su questo fronte. Il suo stile di guida infatti è più orientato verso la pulizia e costanza, che invece nella velocità pura ed assoluta. Una caratteristica che tramutava la sessione delle qualifiche nella parte più difficile del week-end motoristico. Costretto a partire arretrato, certe volte addirittura fuori dalla Top Ten. Solo in certe occasioni il crono era molto basso, ma grazie alla competitività della vettura particolarmente veloce in dati tracciati.

Comportamento in gara

Ed ecco il punto fermo, l’avvenimento che rende Button un degno campione del mondo. Nonostante una posizione in griglia difficile, dalla partenza sino al traguardo è stato autore di gare solide, prive di errori e intelligenti. Maestro nel capire le mutevoli condizioni ed anticipare tutti nelle scelte dei pneumatici, bravissimo a sfruttare al massimo tutte le occasione che si sono presentate, mai autore di grossolani errori sia di guida che distrazione. Il risultato finale segna due vittorie (Australia e Cina), sette podi e una presenza fissa nella zona a punti. Solo due volte l’inglese è stato costretto al ritiro, ma mai per colpa sua (Montecarlo causa radiatore otturato e Belgio per colpa di un incidente innescato da Vettel). Ed è grazie a lui che nel campionato costruttori la Mclaren è giunta seconda, visto che ha portato una dota immensa di punti confermando sue abilità eccelsa doti alla guida.

Pressione psicologica

Chi si presenta al mondiale di F1 con il numero uno impresso sulla propria monoposto ha già dietro di sé una immane pressione psicologica. Un campione del mondo infatti ha quasi il dovere di difendere il successo conquistato, e solo poche volte si è riusciti in questo. Eppure Jenson ha affrontato il tutto molto serenamente, dimostrando una forza e stabilità mentale davvero impressionante. Non si è lasciato demoralizzare quando le cose andavano negative, non ha voluto esultare eccessivamente quando gli avvenimenti giravano dalla parte giusta. Concreto e forte. Una preziosa crescita figlia di una stagione 2009 che lo ha profondamente segnato e cambiato, in meglio però.

VOTO

Non è certo il campione assoluto, il pilota che da solo può fare la differenza. Oramai è nel circus da più di dieci anni e quello che ha già fatto è il massimo a cui poteva ambire. Un pilota comunque di indubbie qualità, meritevole del prestigioso sedile alla Mclaren e sopratutto di quel mondiale che prima si catalogava “immeritato”. No, Button ha tutte le credenziale per figurare nella “Hall of Fame” della F1, e sicuramente lo dimostrerà in futuro. Il voto è un 7, sufficiente e anche oltre, ma inferiore rispetto al confronto con altri piloti più giovani e certamente più promettenti. Magari riuscirà anche a lottare per un’altro mondiale, ma nomi come Vettel, Alonso, Hamilton sono comunque tanto, troppo difficili da battere.

Riccardo Cangini

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!