Al Senato la disperazione di Berlusconi non commuove i moderati

Non provocano entusiasmo nell’opposizione le parole pronunciate questa mattina al Senato da un presidente del Consiglio che cerca disperatamente di tenere a galla un governo in pessima salute. Berlusconi ha tenuto un lungo discorso, in cui, a mo’ di promessa, ha lanciato un appello a tutti i moderati del Parlamento, promettendo l’aggiornamento del programma, un rimpasto nella compagine governativa e anche la modifica della legge elettorale.

Parole, quelle del premier, che appaiono anche agli osservatori più distratti come l’ultimo e più imbarazzante tentativo per ottenere una fiducia che al momento, prima che in Parlamento, sembra mancargli nel Paese intero, ormai piombato in una sorta di sciopero generale che coinvolge studenti e precari, operai e disoccupati, magistrati e giornalisti, sino alle forze dell’ordine.

Deve averla pensata in questo modo anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che commentando la tardiva apertura del premier ai moderati, dichiara: “Se Berlusconi ha a cuore la riunificazione dei moderati, vada a dimettersi prima del voto alla Camera altrimenti i suoi sono soltanto dei propositi ipocriti“. Per Casini il discorso del presidente del Consiglio è stato parzialmente “credibile” ma per esserlo totalmente “mancava un pezzo fondamentale. Chiudendo avrebbe dovuto dire: ‘per queste ragioni mi vado a dimettere’. Se fosse davvero credibile – aggiunge il leader centrista – basterebbe il suo appello alla responsabilità senza dover ricorrere alla vergognosa compravendita a cui stiamo assistendo. Un voto in più a Berlusconi non serve per governare, ma per andare al voto. Lo hanno capito anche i bambini. Se Berlusconi si dimette, ha la possibilità concreta di chiedere un governo di responsabilità. Non sarà una crisi al buio. Piuttosto, se non si dimette, è un governo al buio”.

Ma le parole del premier trovano una tiepida accoglienza anche presso i suoi stessi alleati di governo. In particolare, è il leader leghista Umberto Bossi a frenare sull’ipotesi che la maggioranza sia allargata all’Udc. Un secco ‘no’ anche all’idea di Tremonti premier: “Tremonti mica è scemo che va a governare un Paese in questa situazione – dice – Solo un pazzo come Berlusconi lo può fare”. “Prima o poi – sottolinea un poco ottimista Bossi – si va a votare. Con un voto in più non si governa e se non si può governare fatalmente bisogna votare“.

Il coordinatore di Futuro e Libertà per l’Italia, Adolfo Urso, definisce “deludente” il discorso del presidente del Consiglio a Palazzo Madama. “È stato un intervento sostanzialmente difensivo – spiega – poco attento alle esigenze di sviluppo e crescita che interessano agli italiani”. In merito alla posizione che i finiani assumeranno domani alla Camera, Urso annuncia: “Decideremo nella riunione dei gruppi parlamentari convocata per stasera, dopo la replica di Berlusconi“.

I riformisti e i moderati non si possono ritrovare nell’appello di Berlusconi, perché questo bipolarismo ha sfasciato, ha dato spazio agli estremi”. E’ quanto riferisce Francesco Rutelli, leader di Alleanza per l’Italia. “C’è una crisi politica, perché la maggioranza nata a quattro oggi non c’è più – spiega l’ex Pd – La crisi c’è già, è aperta da mesi, l’unico che non se n’è accordo è Berlusconi”. “E’ evidente che questo governo non ce la fa”, aggiunge Rutelli.

Dimostra di avere le idee chiare sul fallimento della maggioranza anche Massimo D’Alema. “Se il governo prende la fiducia si andrà dritti dritti alle elezioni”, sostiene il democratico, che in merito alla compravendita dei parlamentari messa in atto dal premier, aggiunge: E’ miope chi si illude di salvare con un voto la legislatura. Siamo davanti ad una operazione assurda: in tempi di vera democrazia il presidente del Consiglio avrebbe preso atto della spaccatura nella maggioranza e si sarebbe dimesso; altro che votare la fiducia. In ogni caso, anche se Berlusconi si dimettesse – conclude D’Alema – ci sarebbe il 25% di possibilità di andare avanti”.