Da Bossi a Casini: tutte le reazioni al discorso del premier

E dopo il discorso arrivano i commenti. Generosi, impietosi, moderati, equilibristi: comunque la si pensi, tutti (o quasi) hanno voluto fornire il loro giudizio sull’intervento di questa mattina a palazzo Madama, dispensando a Silvio Berlusconi ampi riconoscimenti o severe stroncature a seconda della prospettiva.

Tra i primi a “benedire” il discorso del premier al Senato è stato Umberto Bossi: “E’ stato un ottimo discorso – ha detto il Senatur – equilibrato, uno dei migliori che ha fatto. Non so se ha convinto gli indecisi ma penso che il governo avrà la fiducia anche alla Camera. Con un voto in più – ha però precisato il leader del Carroccio – non si governa e se non si può governare fatalmente bisogna votare“. E sull’ipotesi di accogliere in una nuova squadra di governo anche i centristi: “Ora pensiamo alla fiducia – ha tagliato corto il ministro leghista – Rifatemi questa domanda tra qualche giorno“.

Promuove a pieni voti le parole scandite stamattina dal premier anche Domenico Nania, vice presidente del Senato: “Condivido pienamente il discorso del presidente del Consiglio su tutti i punti e sotto tutti gli aspetti – ha detto – Apprezzo il suo discorso perché non è cristallizzato sul passato, ma guarda al futuro, al 15 dicembre e fissa una concreta tabella di marcia per procedere spediti con le grandi riforme di cui ha tanto bisogno il Paese. Oggi siamo ad un bivio, ad uno snodo fondamentale – ha sottolineato il pidiellino – e non solo della legislatura: da una parte il passato, dall’altra la possibilità di continuare il progetto riformatore che abbiamo intrapreso nell’interesse del Paese”.

Un punto di vista che non trova riscontro nella fotografia scattata da Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori del Pd: “E’ stato un intervento di stupefacente debolezza – ha affondato – probabilmente Berlusconi voleva tenere un profilo basso ma impressiona la totale assenza di riferimenti alle condizioni reali del Paese. Non penso che abbia convinto gli indecisi. La maggioranza è finita – ha scandito la democratica – e Berlusconi ormai si è ridotto a fare il contabile”.

Ma a sbugiardare il resoconto della Finocchiaro intervengono molti esponenti del Pdl: da Lamberto Dini, che ha definito il discorso del premier “un richiamo alla ragionevolezza e al senso di responsabilità” a Maurizio Gasparri, che ha parlato di “un intervento di grande saggezza e molto costruttivo”, passando per Gaetano Quagliariello, che ha fornito dettagli sull’imminente futuro: “La mia previsione – ha detto – è che questa sciagurata iniziativa di sfiduciare il governo fallirà sia al Senato sia alla Camera. La speranza è che poi si possa allargare la base della maggioranza e arrivare così alla fine della legislatura”. Fino alla celebrazione firmata dal Guardasigilli: “Berlusconi – ha osservato Angelino Alfano – ha detto cose di solare chiarezza perché siamo davanti al rischio di una crisi al buio e la somma di Fini, Casini, Rutelli, il Pd e Di Pietro non fa un governo. Questa è la situazione da scongiurare con la fiducia, mentre la rotta è di riunire il campo dei moderati. Se il governo otterrà la fiducia – ha continuato il ministro – Berlusconi non preclude alcuna possibilità né sul programma, né sulla compagine di governo né sulle riforme”.

E Fli? “L’intervento di Berlusconi – ha commentato Pasquale Viespoli, capogruppo dei finiani al Senato – non determina ancora quel salto di qualità necessario a tenere insieme parole e fatti. Le parole di Bossi dicono meglio di ogni altra cosa che il percorso seguito è quello che porta inevitabilmente al rischio di una crisi al buio con uno scivolamento verso le elezioni anticipate”. “E’ stato un discorso debole perché autodifensivo – ha rincarato Benedetto Della Vedova – Il premier ha accozzato in modo un po’ burocratico tutte le cose da dire per accontentare questo e quello. La differenza di fondo è che per Berlusconi non c’è nessun problema. Non nella maggiornaza, non nell’immagine del presidente del Consiglio, non nell’economia. Il Pdl è morto come progetto politico per tornare ad essere il partito del capo. Da parte del premier – ha concluso l’esponente di Fli – non vedo, insomma, nessuna volontà vera di rilancio“.

E se Emma Bonino spariglia le carte (“Se Berlusconi otterrà la fiducia con una manciata di voti – ha dichiarato la radicale – questo sarebbe uno scenario peggiore di quello attuale”) e Francesco Rutelli dell’Api chiude, affermando di non riconoscersi nell’appello lanciato dal Cavaliere ai moderati, è Pier Ferdinando Casini a firmare l’affondo più impietoso: “Se Berlusconi ha a cuore la riunificazione dei moderati – ha commentato il centrista – vada a dimettersi prima del voto alla Camera altrimenti i suoi sono soltanto dei propositi ipocriti. Se il suo discorso fosse davvero credibile basterebbe il suo appello alla responsabilità senza dover ricorrere – ha concluso – alla vergognosa compravendita a cui stiamo assistendo”.

Maria Saporito