Lari: Borsellino sapeva della trattativa

Le indagini che da quasi vent’anni tentano di fare luce sulla strage di via D’Amelio hanno portato a pochi punti fermi. Tra questi, la certezza che Paolo Borsellino fosse a conoscenza della cosiddetta trattativa tra mafia e Stato e che avesse tentato in ogni modo di osteggiarla. “Le nostre indagini – ha detto oggi il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, ai microfoni del Tgr Sicilia – ci hanno consentito di accertare inconfutabilmente che Paolo Borsellino sapeva dell’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia. Ne fu informato dalla dottoressa Ferrario il 28 giugno del ’92. Da qui a dire che fu ucciso per questo – ha però precisato Lari – non è scontato”.

“Non c’è dubbio – ha continuato il procuratore di Caltanissetta – che Paolo Borsellino, avendo appreso una notizia del genere, non può che essersi opposto. Però, da questo, arrivare poi a sostenere che la strage di via D’Amelio sia scattata perché il magistrato si è opposto alla trattativa – ha ribadito – il passo è lungo”.

Per Sergio Lari due sono gli scenari ipotizzabili: “O Borsellino fu ucciso perché si oppose alla trattativa – ha spiegato – o Totò Riina decise di accelerare una strage già decisa da tempo perché la trattativa languiva e non dava gli esiti sperati. Comunque la trattativa è il movente. Stiamo ancora accertando le modalità esecutive della strage – ha ripreso il responsabile della procura nissena – ma mi sento di potere sfatare alcuni luoghi comuni, come ad esempio quello che il pulsante della strage fu premuto da qualcuno che si trovava a Monte Pellegrino”.

Un’informazione anticipata dal procuratore aggiunto di Caltanissetta, Domenico Gozzo, che in un’intervista a “La Repubblica” ha ieri fornito aggiornamenti sulle indagini. “. Posso dire genericamente – ha dichiarato – che stiamo tentando di dare una risposta a tante ‘leggende metropolitane’ che ci sono su via d’Amelio, provando a metterle finalmente da parte, per concentrarci sui veri punti nodali delle indagini ancora insoluti”.

“Le Procure di Caltanissetta e Firenze – ha aggiunto Gozzo – stanno lavorando a varie ipotesi di cosiddetti mandanti esterni da quasi vent’anni, come è loro dovere. Certo, a venti anni dai fatti, questo è l’ultimo treno per l’accertamento della verità. Per questo invitiamo tutti quelli che sanno anche parti infinitesimali di quanto accadde in quegli anni – ha concluso – di presentarsi da noi o a Firenze e rivelare quanto a loro conoscenza”.

Maria Saporito