Fiducia: il governo passa. E’ rissa alla Camera

La camera come una bolgia, i deputati come gli hooligans, il risultato del voto come la miccia che fa esplodere Montecitorio. Il finale di partita sarà ricordato per le urla dei Pdl che in coro gridavano: “Dimettiti coglionazzo”. Come in una delle saghe fantozziane, quando il mega direttore galattico umilia il ragioniere Ugo durante la partita di biliardo, con intorno i suoi portaborse ad applaudire: “Questa è classe, coglionazzo!”. Solo che alla Camera non si giocava con i birilli sul tavolo verde, e a prendersi gli insulti non era un povero impiegato statale, ma il Presidente della Camera Gianfranco Fini.

Tre voti e alla Camera il Governo passa. Tre voti tre volti: Massimo Calearo, Bruno Cesario, Domenico Scilipoti. Proprio quelli intorno ai quali la Procura di Roma aveva aperto un’inchiesta sul “mercato dei voti.”

Un mercato che è durato un mese nel quale è successo e si è raccontato di tutto: il nervosismo del Premier, la determinazione dei finiani, la sicurezza del Pd, l’aggressività di Di Pietro. Tutti umori che piano piano si sono invertiti. Con l’incalzare del giorno fatidico il nervosismo di Berlusconi si è trasformato in sorriso beffardo, la determinazione dei finiani è diventata ostinazione isterica, la sicurezza dei democratici è scaduta in tranquillità di facciata e l’aggressività dell’Idv è finita in Procura.

Una giornata iniziata già ieri, con i discorsi di Berlusconi a Camera e Senato. La raccontava oggi Paolo Bracalini sul Giornale: “Trecentodieci, trecentosedici… Ma Calearo che fa? E Scilipoti? Guzzanti ha deciso? Chissà…” Granata assalito dai cronisti, il democratico Franco Marini che accenna con la testa un pronostico disastroso. E Marcello Veneziani che racconta la sfida tra Berlusconi e Fini come il duello finale tra la vita e la morte, tra chi “ha sempre fondato, costruito, piazzato e chi si è sempre opposto, ha votato contro, ha frenato e disciolto.

La premonitrice e lapidaria prefazione alla giornata di oggi l’aveva scritta il Ministro Gianfranco Rotondi: “Qualsiasi deputato sogna di essere determinante una volta nella vita ”. Il passaggio dall’ironia alla cronaca lo ha invece segnato Domenico Scilipoti: “Noi del movimento di responsabilità nazionale consegniamo alla storia una scelta dolorosa e traumatica ma rivoluzionaria, giusta e significativa”. Dolorosa e traumatica di sicuro, significativa altrettanto. Giusta bisogna chiederlo all’emiciclo, spaccato in due fazioni da guerriglia che a tratti si ignorano, sempre si accusano e alle volte si scontrano: il fotogramma è quello della rissa sfiorata tra Giorgio Conte (Fli) e alcuni deputati della Lega, dopo che la finiana Catia Polidori annunciava il suo no alla sfiducia. Qualcuno avrebbe detto che “la Polidori è una…

La giornata finisce così, momentaneamente sospesa, in attesa di nuovi respiri e di riflessioni a freddo. Intanto resta l’eco di quelle urla: “Dimettiti coglionazzo.” E alla fine della seduta il finale del racconto ha la firma di Nunzia Di Girolamo: “Questa è la gente”.

Cristiano Marti