Bondi scrive a Napolitano: faccia chiarezza su Fini

Nel giorno che segue il terremoto parlamentare che è valso la fiducia (risicatissima) al governo, la tensione non accenna ad abbassarsi. Ad animare l’ennesimo quadretto di isteria politica sono questa volta il ministro Sandro Bondi e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Dopo il battibecco con Italo Bocchino, andato in onda ieri sera su Rai3 durante la puntata di “Ballarò“, il responsabile della Cultura ha oggi deciso di mirare in alto, puntando sul leader di Fli.

Spazientito da alcune dichiarazioni riferite a Fini nelle ore immediatamente successive la votazione di ieri, Bondi ha deciso di prendere carta e penna per vergare una lettera all’indirizzo del Quirinale. “Illustre Presidente – si legge nella missiva che il ministro ha recapitato a Giorgio Napolitano – oggi molti quotidiani riferiscono di una riunione avvenuta ieri nello studio dell’onorevole Fini, nel corso della quale si sarebbe discusso del voto di sfiducia di Futuro e libertà nei miei confronti. In queste ultime ore, inoltre – ha continuato Bondi – alcune agenzie di stampa riportano affermazioni che sarebbero state pronunciate dallo stesso presidente della Camera nei miei confronti, fra cui anche la seguente: ‘Come fa il ministro per i Beni culturali a rimanere al suo posto?‘”.

Un’onta insopportabile, che ha spinto il responsabile dei Beni culturali a invocare l’intervento del capo dello Stato per comprendere se le presunte posizioni di Gianfranco Fini possano ritenersi in linea con il ruolo di terzietà che la sua carica impone di garantire. “Se queste notizie fossero confermate – ha proseguito il coordinatore del Pdl nel suo je accuse epistolare – ci troveremmo di fronte al venir meno, per la prima volta in maniera così plateale, del ruolo di garanzia istituzionale del presidente della Camera e ad una abnorme commistione fra l’imparzialità del suo ruolo di presidente della Camera e quello di leader di un gruppo parlamentare”.

“Le chiedo, signor Presidente, nella Sua veste di supremo garante delle regole fondamentali della Costituzione – ha quindi precisato Bondi – di accertare la veridicità di questi fatti e intervenire per ristabilire il rispetto dei diversi ruoli istituzionali”.

In attesa di conoscere la risposta dell’inquilino del Colle, il portavoce di Gianfranco Fini, Fabrizio Alfano, ha diffuso la nota della secca smentita: “Come noto – ha spiegato – la mozione di sfiducia al ministro Bondi è già da tempo nel calendario dei lavori della Camera dei deputati. L’orientamento di voto sulla medesima è rimessa alle valutazioni dei singoli gruppi parlamentari. Pertanto, il ministro della Cultura, anziché rivolgersi al presidente della Repubblica – ha continuato Alfano – avrebbe potuto semplicemente chiedere al presidente Fini la veridicità delle dichiarazioni al medesimo attribuite oggi da alcuni quotidiani e ne avrebbe ricavato – ha concluso – una netta smentita“.

Maria Saporito