Scontri a Roma, Maroni: poteva esserci il morto

La guerriglia urbana che ha ieri “sfigurato” le vie centrali della Città Eterna ha spaventato anche lui. Ma il giorno dopo, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, fornisce un bilancio paradossalmente positivo: “Non potrei dire di essere soddisfatto vedendo quelle immagini – ha spiegato in un’intervista a “Il Corriere della Sera” – Ma posso e voglio dire che è andata benePoteva esserci il morto“.

Il leghista assicura che a evitare il peggio sono state le forze dell’ordine e per questo ha voluto ringraziare telefonicamente il Questore di Roma, complimentandosi “per l’equilibrio e l’oculata gestione dimostrata in tutte le fasi della manifestazione”. Ma è davvero così? Di certo c’è che i teppisti che hanno tentato di violare il Senato e hanno poi vandalizzato il tratto finale di via del Corso e piazza del Popolo (solo per citare i due punti più famosi) non avevano nulla a che spartire con le proteste animate da stuoli di pacifici studenti, insegnanti, precari, immigrati, terremotati, operai e cittadini delusi.

“Qui ci troviamo di fronte a 2.000 persone, la maggior parte provenienti dai centri sociali, che – ha spiegato Maroni – entrano in un corteo di 20.000 con una violenza capace di scatenare il finimondo. Si tratta di delinquenti che vanno fermati, professionisti della violenza che non sono più tollerabili. Su questo bisogna intervenire con decisione”. In che modo? “Il ‘come’ – ha continuato il responsabile dell’Interno – è una riflessione che va fatta a livello politico coinvolgendo gli enti locali“.

“Si devono attivare verifiche sui luoghi dove queste persone si riuniscono – ha proseguito il leghista – sgomberare gli edifici occupati abusivamente, fare di tutto per fermare questi delinquenti. È terrorismo urbano e non può essere tollerato, anche perché ci sono prossime scadenze che possono diventare l’occasione per nuove violenze”. Il riferimento all’imminente approvazione della riforma Gelmini in Senato è lapalissiano.

Per Maroni, insomma, i facinorosi vanno stanati all’interno dei loro “covi” (leggi centri sociali) e a chi gli ha rimproverato una cattiva gestione della situazione: “In alternativa – ha risposto – dovevamo usare i carri armati? Non abbiamo lasciato agire indisturbate queste persone – si è difeso il ministro – e infatti non ci sono state né vittime né feriti gravi come invece questi criminali avrebbero voluto”.

Maria Saporito