Addio a Blake Edwards, scomoda Pantera Rosa del cinema

Se c’è qualcosa per cui ogni uomo verrà ricordato dai posteri, quello che tutti non dimenticheremo di Blake Edwards sono gli innumerevoli episodi della Pantera Rosa da lui diretti e l’indimenticabile sodalizio con Peter Sellers. Spentosi oggi all’età di 88 anni, a causa di peggioramenti di salute che già dal 3 dicembre avevano distolto la moglie Julie Andrews dai suoi impegni di lavoro, il cineasta americano premio Oscar alla carriera nel 2004 resta nella mente di tutti gli appassionati della settima arte che ne hanno amato il garbo, la sottile ironia e l’eleganza.

La Pantera Rosa, dicevamo. Ma oltre al film che nel 1964 diede il successo a Edwards e Sellers (di cui il regista ha firmato una serie sconfinata di seguiti, tra cui Il figlio della pantera rosa, nel ’93, con il nostro Roberto Benigni) ci sono altre pietre miliari: l’indimenticabile Colazione da Tiffany, con una meravigliosa Audrey Hepburn, o il caustico Hollywood Party, fino alle commedie 10 e Victor Victoria. Commedia soprattutto, dunque, di cui Edwards è considerato un maestro insieme a Billie Wilder. Ma il regista e sceneggiatore americano non ha lesinato viaggi nei generi più disparati, dal dramma al musical, dal poliziesco al western, dimostrando un’ecletticità e una brillantezza mentale che molti gli hanno invidiato.

Padre di cinque figli (Geoff e Jennifer, avuti con la prima moglie; Amy e Joanna, adottate insieme a Julie Andrews e la figlia di prime nozze di lei, Emma Walton) Edwards era inattivo dal 1995, quando aveva firmato per Broadway la regia teatrale di Victor Victoria. Abbandonato il suo grande amore, il cinema, a causa dei problemi di salute, da quell’anno si era dedicato al suo secondo amore, la scultura, firmando numerose mostre personali fino agli ultimi anni di vita. Ma la statua che resterà sempre nella mente di tutti è la sua stessa effige: quella di un anziano signore che riceve l’Oscar alla carriera ma lo fa irridendo l’establishment di Hollywood, come aveva sempre fatto – con coraggio e una giusta dose di cinismo – nell’arco di tutta la sua lunga carriera.

Roberto Del Bove