L’ex ‘compagno’ Bondi supplica il Pd: “Non sfiduciatemi”

“Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra, in particolare a Bersani, Veltroni e Fassino, un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici – almeno questo è quanto io ho imparato dalla scuola del Partito Comunista – vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete”. Si conclude con queste parole la lettera aperta pubblicata sul Foglio, con cui il ministro della Cultura, Sandro Bondi, chiede che non si voti la mozione di sfiducia nei suoi confronti presentata alla Camera dopo i crolli a Pompei.

Come dimostrazione della propria buona fede, il Ministro si rivolge ai democratici ricordando il suo passato giovanile nel Pci e il passaggio a Forza Italia dettato dalla consapevolezza “dell’impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Partito Comunista Italiano”. “I fatti successivi mi hanno dato ampiamente ragione” e nonostante i momenti di dialogo con Massimo D’Alema ai tempi della Bicamerale per le riforme e con Walter Veltroni, l’Italia “continua a vivere i drammi delle contrapposizioni esasperate e le conseguenze di confronto continuamente ai limiti di una resa dei conti finale”.

Bondi scrive, pertanto, d’aver “sperato e anche contribuito personalmente a sostenere un corso politico che avrebbe potuto condurre ad una democrazia finalmente pacificata. Purtroppo così non è stato. In questo quadro, qualsiasi discorso sui contenuti, sia pure da prospettive diverse, risulta impossibile e passa sempre in second’ordine. Così è stato sulla questione della cultura. Mi è stato impossibile – spiega il Ministro – in parte forse anche per miei errori personali, ma soprattutto credo per un clima di ostilità preconcetta che ha subito circondato il mio lavoro. Le difficoltà economiche, all’origine dei tagli che hanno colpito anche la cultura, hanno fatto il resto”.

“Tutto questo però – chiede Bondi – giustifica una mozione di sfiducia individuale nei miei confronti? Qual è la ragione per cui la presentate? I crolli avvenuti a Pompei? Non posso crederci. Sapete bene che altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente avverranno anche nel futuro, senza che a nessuno passi per la testa di chiedere le dimissioni del Ministro pro tempore alla cultura”.

Raffaele Emiliano