Newnotizie al concerto di Roberto Vecchioni: un professore in difesa della cultura e dei giovani

Al Politeama di Prato, Roberto Vecchioni chiude il tour del suo progetto In cantus . Uno spettacolo portato in giro per tutta Italia, in cui musica e poesia si intersecano attorno a due temi centrali: il rapporto gli altri e quello con il divino.

I grandi classici come Milady, Samarcanda e Luci a San Siro sono stati riarrangiati per l’occasione dal  pianoforte del maestro Beppe D’Onghia e dal Nu Ork String Quintet. Vecchioni però non si ferma ad interpretare solo i suoi successi, ma si confronta con alcune intense liriche di Jorge Luis Borges, Vittorio Gassman e Pablo Neruda lette sulle note di sinfonie celebri come la Patetica di Tchajkowsky o Le quattro stagioni di Vivaldi.

Non manca poi una rivisitazione jazz del classico natalizio Jingle Bells e una simpatica polemica sulle ipocrisie che si nascondono dietro lo scambio degli auguri. Il cantautore ha condiviso con il pubblico anche qualche episodio del suo menage familiare, raccontando di come la moglie vorrebbe che lui aspettasse sveglio i figli che rincasano a tarda notte.

Durante la serata viene fuori anche il Vecchioni professore di latino e greco. Con la passione infatti di chi ha insegnato per quarant’anni, il cantautore milanese difende la poesia classica come strumento per capire il mondo di oggi, ma anche per saper apprezzare la musica di cantautori come Paolo Conte e Francesco Guccini. E a proposito di quei  giovani, che conosce in prima persona come padre e docente, dice:  “Nella mia vita ho visto ragazzi gridare per tutto, spesso per cose sbagliate, ma veder dei giovani che manifestano per la cultura mi ha davvero colpito. Un grande stato deve amare il rischio e creder alle idee dei ragazzi“.

Mario Pagano

Le fotografie della serata, in esclusiva per Newnotizie, sono di Enrico Zafarana.

La photogallery è accessibile cliccando appena sotto la foto in alto a sinistra.