Processo a Milano, sequestri ad Udine, la mafia al nord esiste eccome

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:24

Mentre a Milano si apre il processo per 174 imputati che secondo l’accusa apparterrebbe a cosche della ndrangheta, a Udine c’è un sequestro record, circa 50 milioni di euro, di beni della mafia appartenenti ad un costruttore.
Vincenzo Graziano, già condannato per mafia nel 1996, a 8 anni di carcere, e poi ancora nel 2009, a 5 anni, non aveva mai interrotto la sua attività in favore del clan palermitano dell’Acquasanta.
Dopo la condanna, però, era diventato più prudente e aveva trasferito tutte le sue attività economiche lontano dalla Sicilia, in Friuli.
Da due anni, a Udine, era tornato a fare la bella vita e girava anche in Ferrari o sulla sua fiammante Bmw X6. Adesso, il tribunale per le Misure di prevenzione di Palermo ha disposto il sequestro del patrimonio di Graziano, che ammonta a circa 50 milioni di euro.

I carabinieri del nucleo Investigativo hanno scoperto un piccolo tesoro fra Palermo e Udine. In Sicilia erano rimasti un cabinato di 13 metri e soprattutto tanti conti correnti. In provincia di Udine, a Martignacco, sono stati apposti i sigilli a sette appartamenti di un residence e a 14 autorimesse, poi anche a due terreni. A Tavagnacco, Vincenzo Graziano aveva fissato la sede della sua “A. g. costruzioni srl”, anche questa sequestrata: presto, sarebbero partiti nuovi cantieri.

Oggi Cosa nostra tende a parcellizzare il più possibile il proprio patrimonio per tentare di sfuggire alle investigazioni, dice il tenente colonnello Paolo Piccinelli, comandante del Reparto Operativo dei carabinieri di Palermo: I mafiosi e i loro prestanome cercano di crearsi una nuova immagine, soprattutto nel campo dell’imprenditoria.
Secondo i magistrati la mafia sarebbe molto attiva nel nord, investendo soprattutto nell’edilizia.

Una delle principali armi contro la criminalità organizzata, secondo i magistrati, è da sempre stata l’informazione, in contrapposizione con la pesante omertà che non permette alle forze dell’ordine di ricavare alcunché dalle indagini.
Da anni si cerca di rompere questo muro fatto di vittime silenziose e mancate denuncie, ma non solo.
Anche una classe politica troppo silenziosa, perché al nord la mafia non esiste.

Matteo Oliviero

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