Sciopero dei dipendenti della Treccani, crisi interna per un simbolo del sapere italiano

Quest’anno l’Enciclopedia Treccani aveva già dato segno di stare attraversando un periodo di dissesto economico e gestionale. Prima, in gennaio, vi era stato qualche debole segnale, poi, qualche mese dopo, era giunta la notizia del negativo di bilancio (cautamente definito “preventivato”).

Ora siamo alla fase che la stessa Enciclopedia definisce «astensione organizzata dal lavoro di un gruppo più o meno esteso di lavoratori dipendenti [ …] per la tutela di comuni interessi e diritti …».

Sciopero, insomma, di tutti i dipendenti dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana, che ieri e oggi hanno incrociato le braccia per tre ore. I motivi della mobilitazione vanno ricercati in una serie di mosse della dirigenza che si sono susseguite durante l’intero anno. Sembra però che la scintilla possa essere rinvenuta nell’intervista che il presidente dell’Istituto Giuliano Amato ha rilasciato il 2 dicembre a Repubblica, dove ha annunciato il trasferimento online del contenuto delle opere Treccani.

Un’opposizione, quella al progetto della digitalizzazione sul Web, che – tengono a precisare  i lavoratori – non va assolutamente confusa con una chiusura rispetto alle esigenze d’innovazione che le tecnologie telematiche impongono. Mentre, infatti, l’amministratore delegato della Treccani Franco Tatò denuncia la crisi profonda della società, che non può permettersi «comportamenti da ente pubblico», i dipendenti non intendono che venga mistificata quella che per loro è la vera causa della grave situazione in cui versa la Treccani e accusano la dirigenza di essere priva ormai da anni di un piano editoriale e industriale.

A chi li accusa di essere contro l’innovazione, essi rispondono che questo non centra.  Come fa sapere il Segretario Nazionale SLC-CGIL Massimo Cestaro, «risale al 1998 il primo accordo che, proprio sulla base delle richieste sindacali, impegnava l’azienda ad affrontare il tema delle nuove tecnologie che, già allora, cominciava ad affacciarsi. Da allora si è fatto poco o niente».  I lavoratori, infatti, si dicono convinti della necessità di un aggiornamento delle modalità con cui le opere Treccani sono distribuite, e consci delle difficoltà che il cambiamento nella trasmissione delle notizie comporta. Secondo loro, però, come negli anni scorsi, anche dietro al nuovo progetto del consiglio d’amministrazione, «si cela un’assoluta carenza di idee » e la mancanza degli investimenti necessari – come commenta Giuseppe Monsagrati, docente di storia che dopo trent’anni è stato allontanato dalla redazione del Biografico.

La mobilitazione intende inoltre denunciare le modalità con cui il Consiglio d’Amministrazione si è mosso: sembra infatti che vi siano stati annunci improvvisi di licenziamento, alcuni anche mezzo stampa.

Due posizioni diverse, dunque, si scontrano all’interno del meccanismo che produce la storica Enciclopedia Treccani: quella dell’amministrazione, che vede nella digitalizzazione e nella concorrenza a Wikipedia sul suo stesso terreno l’unica possibilità perché il marchio Treccani abbia un futuro, e quella dei dipendenti, che non intendono pagare le colpe di quella che credono una cattiva gestione, e che vedono nell’attuale progetto di Amato un nemico per la missione storica della Treccani. Una crisi interna, questa, che corre parallelamente alla crisi culturale in cui versa il sapere enciclopedico. Proprio in questi giorni, al Macro, l’artista Benedetto Marcucci mette la Treccani sott’olio.

Giulia Antonini